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Esteri

SIRIA/ L'inviato: è lo stesso "copione" della guerra in Libano

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Lei come inquadrerebbe ciò che sta avvenendo in Siria?

Quello che sta accadendo in Siria è molto simile a ciò che accadde in Libano: la guerra civile libanese cominciò nel 1975 è andata avanti per quindici anni fino al 1990. Non è stata una sola guerra, ma ce ne sono state una serie, diciamo che abbiamo assistito a un’evoluzione bellica. Tutti hanno combattuto contro tutti. Anche se domani cadesse Bashar al Assad la guerra civile probabilmente non finirebbe e continuerebbe con altri protagonisti e in altre forme.

La fine del conflitto, quindi, è lontana?

Sì. E come succede nella maggior parte dei conflitti civili si sta incancrenendo. Bisogna considerare anche gli interessi occidentali ma soprattutto è un conflitto che stanno decidendo non tanto i siriani in sé, ma i protagonisti della regione che non sono né gli americani né gli europei, ma gli iraniani, i curdi. Un ruolo importante lo stanno giocando anche Qatar e Arabia Saudita. Quello siriano è un conflitto civile che ha una dimensione regionale e quindi è destinato a durare. Oggi non riesco a immaginarne la fine. Dirò di più: se domani, ipotizzando per assurdo, i ribelli conquistassero Damasco comincerebbe la seconda fase, ovvero la guerra civile tra i vincitori. E anche se Bashar al Assad sconfiggesse gli oppositori, anche quest’ipotesi totalmente improbabile, si creerebbe poi un conflitto per la successione all’interno del regime.

(Elena Pescucci)

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