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EGITTO/ Geninazzi: Morsi è più pericoloso di Mubarak

Mohamed Morsi (InfoPhoto) Mohamed Morsi (InfoPhoto)

Che possibilità ci sono per l’opposizione di vincere le prossime elezioni?

L’opposizione non riesce a vincere perché la maggior parte degli egiziani è legata a una mentalità islamista, il popolo è perlopiù islamico ma mentre alcuni sono aperti al mondo, a un concetto più rispettoso della democrazia e della tolleranza nei confronti di altre religioni, la maggioranza è però analfabeta e prendendo indicazioni dall’Imam delle moschee vota i fratelli musulmani o addirittura i salafiti che vogliono un’applicazione ancora più stretta della sharia di quella che è stata ammessa dalla Costituzione. Di fatto abbiamo sempre pensato che la transizione dalla dittatura alle democrazia in questi paesi sarebbe stata molto difficile perché è un passaggio tenuto in mano dagli islamisti; il problema è che stanno dando una pessima prova di sé. È chiaro che la maggioranza è islamista però il problema è che non si può governare contro un’opposizione che pur non riuscendo ad arrivare al 51% è forte, giovane, intellettuale, formata dalla classe più aperta al mondo che può contare sul 30-40% , che scende in piazza per protestare. Certo i problemi ci sono anche nell’opposizione che non è proprio un fronte unito.

 

Tornando, invece, alla sicurezza del paese, manifestazioni di piazza possono sfociare ancora in violenza, come già successo in passato, in questo periodo di campagna elettorale che si sta aprendo?

Questo sempre, è una costante, lo abbiamo visto in gennaio, con il secondo anniversario della rivoluzione del 25 gennaio e poi con la caduta di Mubarak l’11 febbraio due anni fa: questi due eventi, di fatto, si sono accavallati con delle manifestazioni di ultrà di squadre sportive e oggi le violenze stanno riprendendo.

 

Lei che di recente è stato in Egitto, può dirci che aria si respira al Cairo, in particolare in piazza Tahrir?

Oggi se uno va a piazza Tahrir non la riconosce: non è più la piazza dei giovani con il telefonino che parlano inglese, aperti al mondo che non criticano l’America e sono aperti all’occidente oggi è un posto dove ci vanno purtroppo anche e soprattutto le fasce più marginali del Cairo, ci vanno i ladruncoli, gli spacciatori…Per certi aspetti è diventato un brutto posto. Il luogo che è stato, che è il simbolo della rivoluzione ideale del rispetto, della dignità dell’uomo e della donna, della libertà e della tolleranza si è mischiato con questo. Dirò di più, che io temo che queste violenze come già ai tempi di Mubarak siano un pò manipolate dagli apparati di sicurezza.

 

Come?

La polizia dai tempi di Mubarak e i servizi di sicurezza fanno un gioco molto sporco, cioè soffiano sul fuoco di queste manifestazioni invece di mantenere l’ordine, sembra che siano lì per mantenere il disordine. E da quello che so va sempre peggio.

 

(Elena Pescucci)

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