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PAPA/ Suor Marta (Homs, Siria): Benedetto, come noi, scompare al mondo per amarlo di più

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Benedetto XVI (InfoPhoto)  Benedetto XVI (InfoPhoto)

Siamo ormai prossimi al congedo di Papa Benedetto, dopo l’annuncio ufficiale che ha dato un brivido alla Chiesa. Ora qualcuno ci chiede se ci sentiamo abbandonate. “Voi, lì in Siria, fra mille difficoltà. E ora anche il Papa si ritira...”.

Abbandonate? Assolutamente no! Sarebbe come se i discepoli di Gesù si fossero sentiti abbandonati quando egli usciva in solitudine, la notte, per pregare il Padre. Al contrario: noi, che siamo chiamate alla vita monastica, sperimentiamo che la preghiera non ci allontana, ma ci pone al cuore della Chiesa e del mondo. Papa Benedetto, in qualunque modo lo chiameremo “poi”, sarà ancora più pastore, più padre del suo popolo, in questo tempo di raccoglimento che lo attende prima dell’incontro definitivo col suo Signore. Benvenuto in monastero, Santo Padre. In quel monastero di clausura senza limiti nazionali, fatto dalle stanze di tanti che, lontani dai clamori della storia, pregano il Padre loro nel segreto.

Anche per noi è esperienza nuova. Un Papa che muore, prima lo si piange, e poi il pianto irriga la mente perché sia chiara l’eredità che si riceve, perché cresca e fruttifichi. Un Papa che lascia consapevolmente il suo servizio alla Chiesa: anche lui lo si piange, perché lo si ama molto, e ascolteremmo ancora migliaia di volte la sua parola. Ma poi ciò che si sente dentro è solo una gratitudine infinita. A lui, alla Chiesa, a Dio. Forse si dovrebbe solo tacere, ma sentiamo attorno a noi che tanti credenti sono un po’ smarriti. Per questo rispondiamo volentieri alla domanda che ci viene fatta, di dire ciò che sentiamo. Non per rispondere ai commenti malevoli, alle vere e proprie calunnie. Chi non vive la fede, non ha categorie adeguate per comprendere veramente questo passaggio della Grazia. 

Se il criterio con cui si giudica un uomo, una cosa, un avvenimento, è di quanto “potere” si dispone, se si è rieletti come presidenti, se si è nella Hit dei primi dieci successi al mondo, se si resta nelle prime pagine dei giornali, e così via… come si può avere stima di una scelta libera come quella del nostro Papa? Al massimo, si apprezza l’onestà della persona, se ne riconosce la dignità nell’accettare “i suoi limiti”!

Lasciamoci dietro tutto questo, parliamo da credenti pieni di gratitudine e di stupore. Per l’umiltà, la libertà, il coraggio del nostro papa. Che cosa magnifica, la Chiesa! Quali incredibili pastori il Signore ci sta donando. Papa Giovanni Paolo II: un uomo forte, vigoroso di natura e risoluto per Grazia, che ha dovuto accettare di mostrare l’impotenza, la debolezza, persino l’incapacità ad esprimere con le parole ciò che aveva nel cuore. E tutto questo per obbedienza allo Spirito Santo, per dirci che la forza che era in lui era la forza di Dio, non le sue forze umane. E Papa Benedetto: nell’obbedienza al medesimo Spirito, il coraggio, la libertà di lasciare il suo servizio, perché le forze non bastano. 



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