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ARGENTINA/ Un treno allontana la Kirchner dal Paese

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L'incidente di un anno fa (Infophoto)  L'incidente di un anno fa (Infophoto)

Quella di venerdì scorso nella Plaza de Mayo è stata una delle manifestazioni più emozionanti tra quelle succedutesi in un arco di tempo che inizia da settembre scorso: questa volta si celebrava il primo anniversario della tragedia della stazione Once, dove perirono 51 persone e 700 risultarono ferite. Il treno che alle 8:30 del mattino arrivò pieno di gente che si recava al lavoro e si schiantò contro la barriera del binario a gran velocità per la mancanza di un impianto frenante di emergenza rischia di diventare l’ennesimo, ma più grosso e importante, capo d’accusa contro Cristina Fernandez de Kirchner. Perché, per utilizzare un eufemismo tipico dell’Italia degli anni Settanta, la strage è di Stato, pardon di un Governo che ha foraggiato di sussidi milionari i proprietari di una linea ferroviaria che, invece di apportare migliorie alla qualità del materiale rotabile e dei mezzi, ha di fatto trasferito questi capitali all’estero nei propri conti bancari.

Le continue denunce dell’Autorità di controllo, che in pratica facevano presagire l’imminenza di una tragedia vista la totale mancanza di sicurezza, si sono sempre scontrate con la cecità e il silenzio di vari componenti dell’attuale Governo. A partire da due segretari del ministero dei trasporti, Ricardo Jaime e Juan Pablo Schiavi, per finire allo stesso Ministro della pianificazione e Segreteria dei trasporti, Julio De Vido. Suona abbastanza strano che i primi due si siano dimessi, specie dopo le orrende dichiarazioni succedutesi al disastro, mentre de Vido, che a ben vedere è il principale responsabile essendo l’incaricato governativo a cui le denunce puntualmente fatte dal titolare dell’uditoria, Leandro Despoui, arrivavano. Nessuno al momento risulta in carcere e sull’intera questione si è mantenuto un silenzio tombale, fatto decisamente curioso se si pensa che i governi kirchneristi hanno fatto propria la bandiera dei diritti umani.

Quello di potersi muovere in sicurezza è uno di questi, ma nessuno, a partire dalla Presidente, per finire a esponenti di spicco del mondo intellettuale e dell’arte, sempre pronti a intervenire sul tema, ha avuto il coraggio di parlarne. Nessuno per esempio, tra Horacio Verbinsky, giornalista, Leon Gieco, cantante, Hebe de Bonafini, presidente delle Madri di Plaza de Mayo, Estela Carlotto, delle nonne dei desaparecidos, si è presentato in una piazza gremita da una folla inverosimile che non ha esposto nessuna bandiera politica, ma dalla quale è partito un grido di dolore che deve essere stato ascoltato dalla titolare della prospiciente Casa Rosada, sede della Presidenza.

Uniti ai parenti delle vittime c’erano altri personaggi di spicco che però non hanno avuto paura di partecipare e denunciare il silenzio delle Autorità sulla questione: il Premio Nobel Perez De Esquivel, la titolare delle madri di Plaza de Mayo-linea fondatrice Nora Cortinas, il regista premio Oscar Juan Josè Campanella. Nella sua trasmissione “Alò Presidenta” Cristina ha rivolto un solidario abbraccio ai parenti delle vittime che ai più è apparso più che tardivo, addirittura offensivo. Come non ricordare le infelici frasi del tipo “Adesso sui treni viaggia più gente perché c’è più impiego che in passato” che son uscite dalla bocca della prima mandataria del Paese subito dopo la tragedia? Come dimenticare la solerzia e il tempismo con cui la stessa ha chiamato, manifestandole solidarietà, un’attrice, Florencia Pena, della quale è circolato clandestinamente in internet un video porno privato, paragonandola al silenzio nei riguardi dei famigliari delle vittime della stazione Once?



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