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ISLAM/ La "guerra" religiosa tra Arabia e Iran mette in angolo i palestinesi

Abu Mazen (InfoPhoto) Abu Mazen (InfoPhoto)

Difficile dirlo, pensando a come ragionano i gruppi dirigenti di questi paesi che ho citato, Arabia Saudita e Iran. Loro sosterranno la pace, cercheranno di smorzare i toni, ma la verità è che c’è ancora molto disaccordo tra i due paesi. La distanza, ad oggi, sembra incolmabile. E credo che alla fine non riusciranno a prendere decisioni decisive per la Siria.

In Italia, invece, quali ripercussioni potrebbero esserci derivanti da questo summit?
Poche. In Italia ormai anche le associazioni influenti del mondo musulmano si sono adattate a una società democratica, ne apprezzano i valori, più di tanto non guardano più al modello, soprattutto saudita che appare lontanissimo.

È stata annunciata la presenza di Ahmadinejad, il primo capo di Stato iraniano a mettere piede in Egitto dalla rottura delle relazioni diplomatiche fra i due paesi nel 1979 in seguito alla rivoluzione iraniana e alla firma egiziana degli accordi di Camp David. Che significato si nasconde dietro questa mossa?
Vuole semplicemente dire che Ahmadinejad è ormai al tramonto. È l’ultimo tentativo di riscossa che gli è rimasto. Nella partita che si è aperta dopo le evoluzioni della primavera araba, il presidente iraniano tenta di acquisire un peso nella regione tra Siria e Libano anche in funzione israeliana. Rimane comunque la volontà dell’Arabia Saudita di appoggiare i Fratelli musulmani che non vedono di buon occhio questa tentazione egemonica dell’Iran.

 

(Elena Pescucci)

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