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TUNISIA/ Sbai: Belaid è stato ucciso dalle nostre bugie sulla "primavera araba"

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Di che libertà parla chi oggi in Europa piange lacrime di coccodrillo sulle spoglie dei veri moderati in Tunisia e in Egitto? Con quale incoscienza si richiama Al Qaeda a bombardare il Parlamento italiano, attirando su di noi l’occhio feroce di chi ha dilaniato l’Africa e il Nordafrica? I tunisini moderati, laici, liberali e soprattutto non estremisti, sono rimasti inesorabilmente soli e noi, qui, dove le bugie si mescolano fatalmente alla verità, siamo tutti colpevoli. Senza appello e senza avvocati che possano dire il contrario.

Belaid lo ha ucciso la nostra mancanza di lucidità e di informazione, lo hanno ucciso le nostre menzogne su quella maledetta primavera che ha distrutto riforme per i diritti vecchie ormai di cinquant’anni. Il giornalista Jamel Arfaoui ha detto senza mezzi termini, commentando l’assassinio di Belaid: “Arrivano flussi di armi dall’estero nelle mani di chi sostiene il governo”. Eppure, quando qui in Italia io interpellai il governo sulla destinazione ambigua dei fondi provenienti dal Golfo, mi venne risposto in maniera evasiva, dando una sensazione di desolante e irritante inadeguatezza. Quanti Belaid camminano inconsapevoli per le strade di Tunisi, ignari dell’algerizzazione del conflitto civile di fatto in corso? Tanti, troppi. E faranno presumibilmente tutti la stessa fine, massacrati da chi alle parole contrappone le pallottole. Vedendo sui media arabi le immagini della macchina di Belaid, su cui i colpi ancora sono visibili, torna alla mente il piombo che ha oscurato i cieli italiani solo una trentina di anni fa.

A Marzouki, che a Strasburgo ha parlato di Belaid come di “un amico di vecchia data il cui omicidio non pregiudica la rivoluzione in Tunisia”, vorrei far presente che assieme ai ministri dovrebbe essere anche lui a farsi da parte. Se non ha saputo tutelare nemmeno un amico, a patto che lo fosse, non vedo come possa tutelare un paese intero che di quella rivoluzione non ne vuole più sapere. Lui e tutta la sua compagine parlamentare è stata esautorata per formarne una tecnica entro 24 ore, con l'obbligo ai ministri attuali di non presentarsi alle prossime elezioni. Il governo di Ennahda è stato abbattuto. Una mossa che potrà calmare gli animi, ma che di certo non pone rimedio ad una rivoluzione mai nata. E che sta esigendo un tributo troppo grande per una Tunisia ormai sul baratro.

 

 

 

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