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MINACCIA NUCLEARE/ Del Corona (Corriere): da Pyongyang retorica di regime, ma se attaccassero...

Pubblicazione:martedì 12 marzo 2013

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Esatto, ma le posso assicurare che basta recarsi anche solo una volta in Corea del Nord per rendersi conto che l'attuale retorica è ancora quella di un Paese in guerra, come se il conflitto non fosse mai realmente finito. Questa stessa guerra, inoltre, viene data per vinta: noi siamo abituati a pensare alla Corea del Nord come il Paese sconfitto nel 1950-1953, eppure loro sono convinti di aver ricacciato gli americani e di aver concluso le ostilità con una netta vittoria.

 

Che atteggiamento ha la Corea del Nord nei confronti del Sud e degli Stati Uniti?

Nei confronti della Corea del Sud c’è un sentimento ambivalente: da una parte viene disprezzata la leadership “fantoccio” degli Stati Uniti, ma dall’altra i nordcoreani si considerano comunque parte dello stesso popolo, anche se “ingannato” dagli americani. Gli Stati Uniti, invece, sono gli aggressori, coloro hanno scatenato la guerra e che vogliono la distruzione della Corea. Questo, dal loro punto di vista, giustifica il perseguimento di un programma nucleare.

 

Ma la Corea del Nord sarebbe effettivamente in grado di attaccare gli Stati Uniti o installazioni militari americane in Corea del Sud?

La Corea del Nord sarebbe in grado di attaccare il territorio americano se disponesse di missili balistici a lungo raggio funzionanti su cui sono montate testate convenzionali nucleari, ma tali condizioni non sono così facili da raggiungere. Se quindi un attacco deve proprio esserci, allora è molto più probabile che venga rivolto alle installazioni americane in Corea del Sud, anche se non credo possa avvenire a breve.

 

Nonostante le minacce ricevute, non crede che la reazione americana sia al momento piuttosto timida?

E’ la conferma che in fondo anche gli Stati Uniti non credono che queste esplosioni di furore retorico possano effettivamente tramutarsi in un conflitto. L’amministrazione americana sceglie giustamente di non reagire alle provocazioni per non cadere nella trappola di un’escalation retorica: poi, se un attacco dovesse effettivamente presentarsi, allora la situazione cambierebbe radicalmente.

 

(Claudio Perlini)



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