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Esteri

CASO MARO'/ Cannizzaro: ecco come evitare una crisi con l'India

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Ci sono dei retroscena che sono sfuggiti in questa vicenda?

Certamente ci sono state varie conversazioni tra le autorità indiane e quelle italiane il cui contenuto è confidenziale. È anche possibile che sulle autorità indiane abbia pesato lo status federale dell’India.

 

In che senso?

Nel senso che abbiamo assistito a una contrapposizione tra la federazione indiana, responsabile delle relazioni internazionali, con lo stato del Kerala che ha un maggior interesse a esercitare l’azione penale. Però devo dire che anche la Corte suprema indiana non ha dato soddisfazione alle leggi italiane.

 

Perché proprio in questo momento il Governo italiano ha deciso di trattenere i due marò e non l’ha fatto quando sono tornati per le festività natalizie?

  Durante le vacanze natalizie ritengo che il Governo italiano sperasse che la Corte suprema indiana, un organo federale giudiziario, riconoscesse l’assenza di giurisdizione. Cosa che non è avvenuta. Anzi ha rinviato a un tribunale speciale che secondo il diritto indiano viene costituito per accertare la giurisdizione, allungando così i tempi. Dopo che un giudice federale aveva il potere di dichiarare l’assenza di giurisdizione indiana e non l’ha fatto, per l’Italia penso sia stato il momento giusto per mettere la parola fine su una questione che si sta trascinando ormai da un anno.

 

Possiamo dire quindi che l’Italia avrebbe dato una seconda opportunità all’India per rimediare?

Certo. In occasione della “vacanza premio natalizia” l’Italia ha restituito i marò convinta che la giustizia indiana avrebbe fatto il proprio corso. Una volta, però, che anche la Corte suprema non ha riconosciuto la competenza italiana, ha ritenuto opportuno prendere questa decisione.

 

Ci sono stati altri casi simili?

Possiamo ricordare la sentenza Calipari (il funzionario del Sismi che rimase ucciso nell’operazione per liberare la giornalista de Il Manifesto Giuliana Sgrena, ndr), che in Italia è stata vista come una sorta di privilegio nei confronti dei militari statunitensi. Eppure si trattava solo dell’applicazione dell’identica norma: i militari statunitensi non potevano essere giudicati in Italia per la semplice ragione che hanno agito nella loro veste ufficiale. La stessa cosa sta accadendo ora a parti rovesciate con l’India.

 

A livello diplomatico quali sono le conseguenze di questo gesto?

 Le prime notizie non sono incoraggianti: mi risulta che il Governo indiano ha convocato l’ambasciatore italiano. L’india potrebbe anche passare a misure più decise: potrebbero esserci rotture delle relazioni diplomatiche, il richiamo dell’ambasciatore. Oppure potrebbero essere contromisure economiche, la rottura di accordi commerciali. Può anche darsi, invece, che l’India accetti a questo punto l’offerta che l’Italia ha sempre fatto di sottoporre la questione ad arbitrato internazionale.

 

In Italia a questo punto potrebbe aprirsi un processo per i due marò?

In Italia i due marò debbono essere sottoposti a procedimento penale per accertare che in quell’occasione non hanno commesso alcun reato. Una procedura penale italiana mi sembra corretta ma anche molto opportuna per evitare di dare l’idea che la pretesa di immunità funzionale si traduca in una pretesa di impunità.

 

(Elena Pescucci)

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COMMENTI
13/03/2013 - Non si finisce mai di imparare... (Franco Labella)

Lo confesso: dovrei cambiare lavoro. Perché per decenni ho spiegato, evidentemente sbagliando, ai miei studenti che il Diritto non contempla la possibilità di rispondere alla violazione di una norma con un'altra simmetrica violazione. Altrimenti non si comprende cosa sia l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni previsto come reato dal nostro Codice penale. Ma, evidentemente, è un problema di ignoranza mia... o il Diritto internazionale ha misteri per me insondabili. Posso, però, provare a chiedere al prof. Cannizzaro perché, essendo intervenuto un difetto di giurisdizione sin dall'inizio della faccenda, visto che l'India non ha mai negato che il reato sia avvenuto nelle acque internazionali, questo ci autorizzerebbe a violare ora e non a gennaio (durante il primo permesso concesso ai marò) un trattato sottoscritto? O il decorso del tempo autorizza la furbizia, pardon la legittima reazione italiana alla violazione indiana? E se funziona così e cioè che uno Stato ha diritto di reagire con una violazione ad una violazione a cosa serve, allora, rivolgersi ad un Tribunale o ad un arbitrato internazionali? Grato al prof. Cannizzaro per le risposte... si dimostri disponibile verso un "collega" incapace e che fa pubblica ammenda dei suoi limiti.