BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

CASO MARO'/ Cannizzaro: ecco come evitare una crisi con l'India

Pubblicazione:mercoledì 13 marzo 2013 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 13 marzo 2013, 11.15

Infophoto Infophoto

“Tutto dipenderà dalle prossime mosse dell’India. Se userà il pugno di ferro potrebbe anche decidere di colpire l’Italia attraverso la chiusura di accordi commerciali o il richiamo dell’ambasciatore in Italia. O nella migliore delle ipotesi potrebbe accettare l’ipotesi di un arbitrato internazionale”. Enzo Cannizzaro, docente di Diritto internazionale nell'Università di Roma La Sapienza delinea gli scenari che potrebbero aprirsi dopo che l’Italia ha deciso di trattenere i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati dell’omicidio di alcuni pescatori indiani.

 

La situazione si complica. Come giudica gli ultimi sviluppi della vicenda legata ai due marò italiani?

Da un punto di vista giuridico la decisione di trattenere i marò in Italia mi pare del tutto lecita perché essenzialmente l’Italia sta rispondendo a una violazione che ormai si prolunga da un anno del diritto internazionale da parte indiana. Anche dal punto di vista politico mi sembra opportuna perché credo che l’Italia abbia fatto tutto il possibile, e forse anche di più, per evitare una controversia internazionale e convincere l’India a riconoscere la competenza italiana, senza riuscirci. A mio avviso l’Italia non ha nulla di cui rimproverarsi. Certo, ora si espone alla controreazione indiana e su questo non si può far nulla.

 

Quindi a suo parere c’è stata una violazione del diritto internazionale da parte dell’India?

Molto evidente. Anzi sono due le violazioni: quella che mi sembra più chiara è la violazione del principio dell’immunità funzionale, cioè il principio per cui il comportamento di un organo di uno stato straniero non può essere imputato personalmente a quell’organo ma va imputato allo Stato per il quale l’organo ha agito.

 

Cioè?

Il comportamento di soldati italiani in missione ufficiale non può essere imputato personalmente a loro ma allo Stato italiano. Di conseguenza l’India non può esercitare la giurisprudenza penale sui due soldati ma deve entrare in una controversia internazionale con l’Italia. Questo è un principio riconosciuto da tempo immemorabile.

 

La seconda violazione qual è?

Riguarda la Convenzione dell'Onu sul diritto del mare, la "Convenzione di Montego Bay" del 1982 che prevede che la giurisdizione sulle navi in alto mare sia, in via esclusiva, dello Stato di bandiera, e quindi nostra.

 

Secondo lei l’Italia ha gestito bene dall’inizio la situazione?

In termini così assoluti non mi sentirei di dirlo, l’Italia ha certamente esperito ogni possibile tentativo di soluzione concordata con l’India, ma non ha mai avuto, per quel che so io, da parte delle autorità indiane un po’ di collaborazione. L’Italia ha violato il trattato bilaterale con l’India che prevedeva la restituzione dei marò, ma l’ha fatto ritenendo di rispondere a una violazione indiana.


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
13/03/2013 - Non si finisce mai di imparare... (Franco Labella)

Lo confesso: dovrei cambiare lavoro. Perché per decenni ho spiegato, evidentemente sbagliando, ai miei studenti che il Diritto non contempla la possibilità di rispondere alla violazione di una norma con un'altra simmetrica violazione. Altrimenti non si comprende cosa sia l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni previsto come reato dal nostro Codice penale. Ma, evidentemente, è un problema di ignoranza mia... o il Diritto internazionale ha misteri per me insondabili. Posso, però, provare a chiedere al prof. Cannizzaro perché, essendo intervenuto un difetto di giurisdizione sin dall'inizio della faccenda, visto che l'India non ha mai negato che il reato sia avvenuto nelle acque internazionali, questo ci autorizzerebbe a violare ora e non a gennaio (durante il primo permesso concesso ai marò) un trattato sottoscritto? O il decorso del tempo autorizza la furbizia, pardon la legittima reazione italiana alla violazione indiana? E se funziona così e cioè che uno Stato ha diritto di reagire con una violazione ad una violazione a cosa serve, allora, rivolgersi ad un Tribunale o ad un arbitrato internazionali? Grato al prof. Cannizzaro per le risposte... si dimostri disponibile verso un "collega" incapace e che fa pubblica ammenda dei suoi limiti.