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PAPA FRANCESCO/ Pizzaballa: per noi francescani la scelta del nome è "tutto un programma"

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Queste parole rappresentano di fatto le basi dell’ecclesiologia e sono significative non tanto per il loro contenuto, quanto per il luogo e il momento in cui sono state pronunciate. Papa Francesco si è presentato, fin dalla prima apparizione pubblica, come vescovo di Roma, un chiaro segnale del rapporto che vorrà instaurare con gli episcopati del mondo, decisamente più semplice e diretto. Credo inoltre che queste parole siano rivolte in particolare ai patriarchi delle chiese orientali che senza dubbio preferiscono interagire più con il "vescovo di Roma" che con il "Papa". Questo, naturalmente, non perché non accettano la figura del Pontefice, ma perché le chiese ortodosse non gradiscono tutta l’enfasi che si viene a creare intorno al Papa.

 

Cosa significano invece le parole del Papa per la Terra santa?

E’ ancora presto per dirlo, ma la Santa Sede e il Papa sono sempre stati vicini alla Terra Santa, chiesa preziosa per tutti. Sono certo che la semplicità con cui Papa Francesco si è presentato rappresenterà un importante insegnamento anche per noi che ne abbiamo bisogno. Il contributo del Pontefice sarà sicuramente rilevante su tutte queste tematiche.

 

Un passaggio dell'omelia di ieri recitava: "Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore. Quando non si cammina, ci si ferma." Come accoglie queste parole del Santo Padre?

Non possono che essere accolte con un Amen. E’ proprio così, si parla spesso della Chiesa in modo positivo quando fa del bene, ma vi è disinteresse quando si parla di Gesù Cristo. E, come dicevo in precedenza, parliamo in particolare di Gesù Cristo crocifisso, il punto da cui è necessario assolutamente partire. E’ dalla croce di Cristo che dobbiamo rimettere a fuoco e dare un senso a tutto ciò che facciamo.

 

(Claudio Perlini)



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