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IL CASO/ Ecco le prove (e i nomi) che smontano le accuse contro Bergoglio

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Jorge Rafael Videla (Immagine d'archivio)  Jorge Rafael Videla (Immagine d'archivio)

L’elezione del cardinal Bergoglio, divenuto papa Francesco, ha sorpreso tutti. I suoi primi gesti, caratterizzati dall’austerità e dalla modestia che lo contraddistinguono, hanno incrementato ancora di più la sorpresa. Questo uomo mite e tranquillo scelto dai cardinali è in grado di guidare con fermezza la Chiesa in questo periodo di crisi e tensioni? È dotato di una leadership sufficiente per illuminare il cammino della famiglia umana, segnato oggi dalla violenza, dal nichilismo e dalla seduzione del potere? Il tempo ce lo dirà, ma già ora possiamo rinvenire le tracce del suo stile pastorale nel suo recente passato come provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina e come arcivescovo di Buenos Aires.

Nel 1976, quando la sanguinosa dittatura militare prese il potere in Argentina, il Papa aveva alle spalle appena sette anni di sacerdozio. Nonostante la sua breve carriera ecclesiastica, a quell’epoca egli era già a capo dei Gesuiti (1973-1979). Nel 1992 fu nominato vescovo ausiliare di Buenos Aires e, infine, arcivescovo nel 1998.

Negli anni alla guida della diocesi, Bergoglio si guadagnò a buon diritto la fama di pastore impegnato con gli ultimi della società, senza dover connotare ideologicamente la sua preferenza per i più umili secondo i canoni della teologia della liberazione, ma testimoniando con semplicità la stessa predilezione che aveva Gesù.

Il porsi a fianco dei sofferenti lo portò a denunciare gli abusi del potere, la corruzione politica, il lavoro clandestino, la povertà strutturale, l’influenza del traffico di droga e lo sfruttamento della prostituzione. Queste le sue forti prese di posizione, senza mai abbandonare uno stile sobrio e una grande apertura al dialogo con il potere di turno: attraversò i governi di Menem, De la Rua, Duhalde e, infine, Néstor e Cristina Kirchner. Questi ultimi lo presero come bersaglio, in particolare dopo il conflitto con i produttori agricoli nel 2008 e in occasione dell’approvazione del matrimonio omosessuale nel 2010. Pur essendo Bergoglio presidente della Conferenza episcopale argentina per due mandati, fino al 2011, il presidente Cristina Kirchner rifiutò sistematicamente di concedergli udienza e ogni anno non partecipò, in occasione della festa nazionale, al Te Deum in Cattedrale.

L’ascesa al soglio pontifico di Bergoglio ha lasciato di sasso il governo kirchnerista. Nonostante l’augurio formale di Cristina, il giorno dopo l’elezione è stata avviata contro il Pontefice argentino un’operazione mediatica orchestrata da Horacio Verbitsky - editorialista del principale giornale che sostiene il governo ed ex membro dellintellighenzia dei Montoneros, la guerriglia pseudoperonista attiva negli anni 70 - che accusa Bergoglio di aver consegnato nel 1976 due gesuiti, Francisco Jalics e Orlando Yorio, nelle mani della terribile Escuela Superior de Mecánica de la Armada (Esma), il principale centro clandestino di detenzione e tortura della dittatura.



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