BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

LIBIA/ Il paese "senza Stato" cerca un nuovo Gheddafi

(Infophoto) (Infophoto)

Queste fazioni armate si sono arrogate il diritto del mantenimento dell’ordine nelle città e nelle aree da loro controllate, al di fuori di qualunque principio di rispetto della legalità. Recenti stime parlano addirittura di 20.000 miliziani raggruppati in bande, alcune delle quali non riconoscono la legittimità degli organi eletti e preposti al governo del paese e che, dunque, stabiliscono autonomamente le proprie “leggi”, se necessario applicate anche attraverso processi di giustizia sommaria o di veri e propri atti di forza. Proprio a causa di scontri tra gruppi armati, il 2 marzo l'Eni ha dovuto sospendere, per ragioni di sicurezza, la produzione e l'esportazione di gas dall’impianto di Mellitah verso la Sicilia attraverso il gasdotto Greenstream dal quale, peraltro, proviene il 15% circa del fabbisogno italiano. Anche se, nel momento in cui si scrive, le forniture sembrano essere riprese a pieno regime, i problemi per la sicurezza restano.

Ma lo strapotere delle milizie, e la conseguente assenza di un sistema di giustizia legittimo, non mette a rischio solo la stabilità dell’economia libica ma anche la vita del suo stesso popolo e, soprattutto, delle minoranze. E’ di pochi giorni fa la notizia del sequestro di circa un centinaio di egiziani di fede copta, da parte di una brigata salafita, accusati di proselitismo e per questo torturati. Altrettanto recente è l’assalto a una scuola europea di Bengasi da parte della milizia jihadista libica Ansar al-Sharia (a cui è stato addebitato anche l'attacco alla sede Usa in cui è rimasto ucciso l'ambasciatore americano Chris Stevens) i cui docenti sono stati  ritenuti colpevoli della diffusione di immagini troppo esplicite in un testo di educazione scientifica. Proprio questi ultimi due episodi ci riportano ad un ulteriore problema del paese: quello dell’estremismo islamico di matrice qaedista. “Sfruttando” i gruppi salafiti, ideologicamente affini e forti soprattutto nell’est del paese, Al Qaeda sembra aver varcato i porosi confini libici, cercando di connettere tra loro i gruppi cirenaici responsabili di questi e altri numerosi attacchi. Senza un maggiore controllo da parte delle ancora deboli istituzioni centrali la Libia potrebbe diventare terreno privilegiato per l’espansione della rete di movimenti estremistici, convogliando il consenso di molti  degli oppositori dell’attuale governo, accusato dai jihadisti di aver tradito la rivoluzione, svendendo il paese all’occidente.

Quelli fin qui ricordati sono solo alcuni dei problemi di uno Stato che, forse, per la prima volta dalla sua nascita, tenta di divenire tale. Ma se la legge del più forte continuerà a prevalere sul rispetto delle istituzioni e, prima ancora, sul loro riconoscimento, l’ipotesi che “la profezia del rais” si avveri può tramutarsi in  una drammatica realtà.

© Riproduzione Riservata.