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Esteri

CASO MARO'/ Cannizzaro: il vero problema non sono più i militari, ma le violazioni dell' India

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Ricordiamo che non è stato il governo indiano ad affermare che l’ambasciatore ha perso l’immunità, ma la Corte suprema. Ho l’impressione, quindi, che siamo ancora alla fase di applicazione del diritto interno. Spero che il ministero degli Esteri indiano intervenga al più presto per affermare che si tratta di una questione disciplinata dal diritto internazionale. L’India, inoltre, si ritiene tradita dal governo italiano, il quale ha firmato un impegno per poi disattenderlo.

 

E non è così?

Sì. Ma l’Italia sostiene che la sua violazione è stata la risposta alla violazione del principio dell’immunità funzionale dei soldati italiani, ovvero al divieto di uno Stato di porre la condotta degli organi di uno Stato straniero a carico delle singole persone e non dello Stato stesso. In sostanza, l’Italia afferma di aver negoziato per un anno, cercando di far valere il riconoscimento della violazione; ma siccome l’India ha insistito nell’esercizio della propria giurisdizione, il nostro Paese non aveva alternativa alla violazione, a sua volta, dell’accordo. Il che è legittimo. Anche perché si tratta della violazione di leggi ordinarie. Le norme sull’immunità, invece, hanno un grado di resistenza decisamente più elevato. Insomma, la rimozione dell’immunità configura una netta sproporzione tra azione e reazione.

 

Cosa avrebbe potuto fare l’India?

Avrebbe potuto rompere le relazioni diplomatiche, ordinare all’ambasciatore di abbandonare il Paese, o rompere i rapporti economici. 

 

Ora, cosa ci resta da fare?

Le immunità diplomatiche sono disciplinate dalla Convenzione di Vienna del ’61, ratificata sia dall’India che dall’Italia. A tale Convenzione è allegato un protocollo addizionale sulla risoluzione delle controversie, anch’esso ratificato da entrambi i Paesi e vincolante per le parti. Esso prevede che qualsiasi controversia sulle immunità diplomatiche competa alla Corte internazionale di giustizia. In particolare, l’articolo 1 prevede che la parte che si ritiene violata nel suo diritto contesti formalmente al Paese l’esistenza della controversia, in questo caso sull’immunità. Dopo di che ci saranno due mesi per negoziare, al termine dei quali ciascuna della parti potrà andare unilateralmente di fronte alla Corte internazionale di giustizia.

Siamo di fronte ad casus belli?

Direi che l’uso della forza rappresenterebbe una violazione ancora più grave della rimozione dell’immunità. 

 

(Paolo Nessi)

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