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TURCHIA/ La pace di Erdogan coi curdi di Ocalan? C'è di mezzo anche Assad

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Bisogna vedere quanto all’interno dell’apparato statale turco vi sia una reale intenzione di portare avanti questi negoziati. In parte l’Akp negli ultimi 10 anni ha un po’ estromesso la componente militare dalla gestione del potere, e questo potrebbe favorire il riavvicinamento con i curdi. A mio avviso il clima di fiducia che può instaurarsi tra le due parti è ancora tutta da testare.

Basterà l’annuncio del cessate il fuoco per decretare la fine di un conflitto che dura da 30 anni? Sicuramente è un inizio, il messaggio ufficiale del capo del Pkk è la classica condizione necessaria ma non sufficiente. Da qui si dovranno attendere gli sviluppi già a partire dalle prossime settimane, dai prossimi mesi. Il primo segnale è stato quello di oggi: migliaia di curdi che hanno assistito alla lettura del messaggio di Ocalan hanno festeggiato facendo intendere che sono favorevoli a un riavvicinamento, del resto sono i curdi stessi che in questi anni hanno subito maggiormente le conseguenze di questo scontro. Vedremo se questo messaggio potrà trovare riscontro sul terreno oppure vi saranno dei tentativi di minare questo processo.

L’Italia che ruolo ha avuto nella vicenda? L’Italia ha avuto un ruolo molto marginale. Vi è stata una mediazione quando Ocalan venne cacciato dalla Siria, dove aveva trovato asilo, e arrivò in territorio italiano, nel ’98. Allora l’Italia lo accolse momentaneamente, rifiutando di consegnarlo alle autorità turche che lo richiedevano, più che per una comunanza di ideali o di solidarietà con la causa curda per il semplice fatto che la Turchia prevedeva la pena di morte e secondo la legge l’Italia non può concedere estradizione a persone che rischiano di essere condannate a morte. Un episodio che creò tensioni tra Italia e Turchia, ma la crisi fu più mediatica che altro e venne quasi subito risolta.

 

(Elena Pescucci)

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