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MARO'/ Curti Gialdino: l’Italia aveva due buoni motivi per non rimandarli in India

Pubblicazione:domenica 24 marzo 2013 - Ultimo aggiornamento:domenica 24 marzo 2013, 13.26

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Si tratta di un accordo in forma semplificata preso tra i due governi a garanzia del rientro. Che poi sia stato reso nel quadro di una petizione alla Corte suprema questo poco importa. Resta il fatto che l’Italia ha mancato alla parola data. Il comunicato ufficiale del governo italiano ha reso noto che la decisione di non fare rientrare i marò deriva dal fatto che nel frattempo era insorta una controversia internazionale. L’Italia infatti il 6 marzo scorso ha chiesto una conciliazione della controversia ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Poiché all’11 marzo non era ancora arrivata una risposta del governo indiano, l’esecutivo italiano ha ritenuto che fosse nata una controversia. In realtà Nuova Delhi afferma cha stava esaminando la questione.

 

Ma non c’erano ragioni più sostanziali per il rifiuto di fare tornare Latorre e Girone in India?

Sì, tanto è vero che in un successivo comunicato del governo italiano si avanzano degli altri motivi. Il 18 gennaio la Corte suprema indiana ha prefigurato la creazione di un tribunale speciale. In India si tratta di una prassi normale, da noi invece è vietato dalla Costituzione, perché urta il principio del giudice naturale precostituito per legge. Sempre nella nostra Costituzione, inoltre, c’è il divieto di estradizione del cittadino quando si ritiene che possa essere colpito da pena di morte. Ma c’è una cosa che trovo veramente sbalorditiva…

 

Quale?

Nei confronti dei due fucilieri di marina sono aperti due distinti procedimenti penali in Italia: da un lato davanti al tribunale ordinario di Roma per omicidio volontario, dall’altra davanti al tribunale  militare. Risulta a me alquanto incomprensibile per quale motivo, nei confronti di due persone indagate per omicidio volontario, non sia stata presa dalla magistratura una misura preventiva per mantenere gli indagati a disposizione dell’autorità giudiziaria, come il ritiro del passaporto. Questa semplice misura avrebbe impedito l’espatrio dei marò, con buona pace per le assicurazioni date all’India dal nostro ambasciatore.

 

(Pietro Vernizzi)



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