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Esteri

CASO CIPRO/ Synghellakis (Bbc): così la Germania vuol dare una lezione all’Italia

Per ANDREADIS SYNGHELLAKIS, i 17 miliardi di cui ha bisogno Cipro sono una somma molto esigua per le possibilità dell’Ue. La Germania vuole quindi più che altro dare un segnale politico

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“Cipro intraprenderà un cammino duro, qualunque sia la strada, ma questa non è la conseguenza della testardaggine dell'Europa, piuttosto di un modello di affari che non funziona più”. Lo ha dichiarato Wolfgang Schaeuble, ministro tedesco delle Finanze, che ha quindi aggiunto: “Se è possibile vogliamo evitare che Cipro scivoli nell'insolvenza ma non mi faccio ricattare da niente e nessuno”. Per trovare soluzioni alla crisi il presidente di Cipro, Nicos Anastadies, ieri si è recato nella sede del Consiglio europeo a Bruxelles. Ilsussidiario.net ha intervistato il giornalista greco Teodoro Andreadis Synghellakis.

Quali elementi comuni e differenze ci sono tra la crisi greca e quella di Cipro?

La crisi greca si differenzia da quella di Cipro perché non era principalmente una crisi bancaria, ma era legata innanzitutto alla liquidità e alle disponibilità dello Stato. Molte banche cipriote avevano titoli pubblici greci che hanno subito il taglio del loro valore. Tra i punti di contatto c’è una cattiva gestione della crisi da parte soprattutto dell’Unione Europea, senza calcolare bene le conseguenze, senza avere un piano a medio-lungo termine, senza capire l’instabilità sociale che questa gestione può creare. Soprattutto non si è compreso il fatto che per le stesse leggi del mercato nessuno sa quale effetto domino si può provocare con un contagio determinato dalla cattiva gestione di questa crisi economica.

I problemi delle banche cipriote sono comuni a quelli di tutte le banche europee?

Probabilmente le banche di Cipro erano più esposte verso la Grecia, di quanto non lo fossero altre banche. Il prestito di cui ha bisogno Cipro è una cifra veramente esigua per le possibilità dell’Unione Europea. In tutto si tratta di 17 miliardi, e quindi è più un segnale politico.

In quale direzione?

Su questo la posizione Ue è molto ambigua. Si tratta di un segnale nella direzione di un’ulteriore austerità, del fatto che tutti i cittadini devono contribuire alla salvataggio del loro Paese? In realtà l’Ue ci sta dicendo che non è così, che è solo una questione cipriota. Punire solo chi è straniero e ha depositi a Cipro? Ma non sarà questa la via, perché a quanto pare il piano che sarà approvato prevede comunque anche un prelievo dai conti meno ricchi, quindi anche dei semplici cittadini. Sono questi quindi gli interrogativi che trovo molto preoccupanti.

Che cosa ne pensa della proposta di un prelievo forzoso del 20% dai depositi superiori ai 100mila euro?