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Esteri

DIARIO DA CIPRO/ "Vi racconto un paese fallito che non smette di cercare se stesso"

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Un gruppo di cittadini, di cui faccio parte anch’io, sta cercando di proporre qualcosa di alternativo. Il nostro gruppo si chiama Collettiva Utopia.

 

Cosa proponete?

Promuoviamo uso dei prodotti locali, cucina collettiva. Cuciniamo tutti insieme, gratuitamente, per chi ha bisogno. Ognuno dà quello che può, se può. Gruppi come qusto c’erano già prima che scoppiasse la crisi, ma adesso sono diventati dei punti di riferimento. Credo sia l’unico modo per uscire nel miglior modo possibile dalla crisi, dandosi da fare in proprio. Fino a poco tempo fa Cipro era un paradiso fiscale, la sua posizione è strategica, la scoperta di gas e petrolio fa gola a tutti. È una situazione complessa e delicata sotto vari punti di vista. L’unica soluzione possibile è tentare di disinnescare questo sistema, basato su interessi troppo lontani dalla vita quotidiana dei cittadini. Finora il denaro era tutto, e lo si vedeva dallo sfoggio di auto di grossa cilindrata sebbene l’isola sia piccola.

 

È già cambiato qualcosa?

Nicosia ultimamente è cambiata molto. È l’ultima capitale europea a essere ancora divisa: la linea verde che divide la parte greco-cipriota dalla parte turco-cipriota è una ferita per la città vecchia, che fino a poco tempo fa veniva snobbata dal cipriota medio, mentre ora è diventata il cuore della vita mondana. Sembra assurdo che questo stia accadendo proprio ora, in concomitanza con la crisi. Anche ad Atene è stato un po’ così. Si cerca la vita per allontanare le ombre che incombono.

 

La Chiesa cipriota sta contribuendo con fondi propri?

Ha promesso di dare molte delle sue proprietà allo Stato, al quale in realtà appartenevano in passato. A Cipro la Chiesa è ricca, ha un ruolo anche politico ed economico. Si è detta disponibile ad aiutare, penso che lo farà, non può più tirarsi indietro.

 

La gente è unita o divisa? C'è coesione di fronte a quanto sta accadendo?

L’altro giorno in piazza c’erano banchieri, avvocati, operai, gente di destra, di sinistra, tutti insieme a gridare gli stessi slogan, ma ognuno per un motivo diverso. La precarietà però accomuna tutti, questa è la novità: chiunque può essere licenziato all’improvviso, non avere più a disposizione i suoi risparmi. Questo stimola la gente a guardare al di là degli interessi del singolo.

 

Da chi si sentono tutelati i ciprioti?

Nell’Europa non credono più; credevano molto nella Grecia, la quale ora è in una situazione tale da non riuscire a badare nemmeno a se stessa. I ciprioti stanno cercando di definire la loro identità, anche se non è un percorso semplice perché la storia di Cipro è piena di avvicendamenti, di domini stranieri.

 

Ribellarsi all'Europa, in questo momento storico, coincide con l’essere nazionalista? È un pericolo?