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TURCHIA/ Jadallah (giornalista): per noi palestinesi Erdogan non è un modello da seguire

Recep Tayyip Erdogan (InfoPhoto) Recep Tayyip Erdogan (InfoPhoto)

La Turchia sta lavorando prima di tutto per avere una nuova spinta nel mondo arabo. Erdogan vede nella visita a Gaza un modo per accontentare la maggioranza musulmana del suo Paese. Tutto deve essere ancora pianificato con la presidenza palestinese, in quanto i rapporti ufficiali devono avvenire tra Erdogan e Abu Mazen.

 

Eppure è stata Hamas a vincere le ultime elezioni democratiche a Gaza?

Non basta vincere le elezioni democratiche, occorre anche essere in grado di governare. L’Anp ha accettato il risultato elettorale, ma poi Hamas ha costruito un governo che è stato boicottato da tutti gli Stati europei. Quella di Gaza del resto è una società che vive sotto l’occupazione israeliana, ed è quindi fragile, condizionata a livello politico sia dal mondo arabo sia da Europa e Stati Uniti. Ogni frazione o divisione vengono ingigantite, più di qualsiasi altro atto, con il solo scopo di non parlare dell’occupazione israeliana.

 

Quindi non è vero che i palestinesi sono divisi al loro interno? 

In tutti gli Stati ci sono una destra e una sinistra, degli integralisti e dei partiti laici, ma questo non equivale alla perdita dell’identità di un popolo. La Lega nord per esempio rivendica l’autonomia da Roma, ma non per questo dobbiamo considerare l’Italia divisa. Quando in un Paese ci sono delle tensioni, a farne le spese è la popolazione, ma ciò non deve arrivare a influenzarne la politica estera.

 

Abu Mazen ha dichiarato che non inizierà i negoziati di pace con Israele senza alcune precondizioni. Non sarebbe meglio trattare senza pregiudizi?

Noi sappiamo che la politica israeliana è molto impegnata nel costruire nuovi insediamenti sui territori palestinesi. E’ il segno del fatto che manca una sincera voglia di dialogare e di arrivare a un accordo. La nostra terra subisce ogni giorno un dolore immenso per carri armati e bulldozer, che distruggono e ricostruiscono obbedendo a un progetto di persone che non hanno niente a che fare con il nostro popolo. L’unico principio su cui si può basare la pace tra le due parti è la creazione di due Stati. Qualsiasi etica politica dovrebbe prendere in considerazione questo principio, se viene a mancare è la dimostrazione del fatto che Israele non ha nessuna intenzione di mettersi intorno a un tavolo.

 

(Pietro Vernizzi)

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