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DIARIO HAITI/ Fiammetta: da noi vita e morte sono ancora compagne inseparabili

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Dopo il terribile disastro naturale di tre anni fa non è ancora, purtroppo, una vera e propria speranza, ma è una speranza della speranza, una volontà di crederci, cui ancora non corrisponde un vero crederci. Come se il dramma del 2010 ancora frenasse la capacità di affidarsi, di vedere in positivo la vita, ma come se poco a poco, nonostante tutto, la speranza stesse cominciando a guadagnare spazio nel cuore di ciascuno. La rinascita materiale del resto è ancora timida e faticosa, così come la rinascita morale. Haiti soffre ancora molto dell'ingiustizia di una vita che per la maggior parte della popolazione è una vita di stenti, di povertà estrema. Questa povertà è vissuta come una grave ingiustizia, come una non possibilità di scegliere il proprio destino, il proprio futuro, ed è un grande freno alla speranza.

C'è una ripresa e una volontà di vedere in termini più positivi il futuro, ma la strada è ancora lunga. Queste celebrazioni di Pasqua non possono quindi non essere segnate da una manifestazione di questo doppio sentire, tutto haitiano: la difficoltà del quotidiano e la volontà di sperare. Mi vengono in mente le famiglie che ancora sono nei campi, soprattutto un’anziana signora che ha in carico ben cinque bambini rimasti orfani nel terremoto, che mi ha sorriso ed abbracciato durante una recente visita, ma che aveva gli occhi ancora cosi tristi e disperati. Ma mi vengono in mente anche i bambini della scuola di Martissant, l’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze, varcare il cancello con in mano il loro piccolo lavoretto di Pasqua, orgogliosi e felici, pur nella loro semplicità estrema. E' comunque la festa della vita che vince sulla morte!

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