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MORTE CHAVEZ/ Per il Venezuela ora comincia la “Guerra fredda”

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Hugo Chavez (Infophoto)  Hugo Chavez (Infophoto)

Ma questa sua ovvia conclusione politica si è trovata a cozzare contro l’ala più oltranzista del partito al Governo, che richiama molto da vicino le “guardie rosse” del movimento filo governativo argentino della Campora. E, duole dirlo, Maduro ha perso: lo si può percepire dalla notizia diffusasi immediatamente prima della morte di Chávez che accusa chiaramente il Governo degli Stati Uniti di avvelenamento, cosa che ha provocato la cacciata dell’addetto militare Statunitense dal Paese. Una illazione del genere va da sé che riporta a un clima tipico più da Guerra Fredda che da mondo globalizzato, ma è noto come un certo “modus pensandi” sopravviva nel pensiero di frange politiche estremiste, per le quali il tempo non è passato, che ancora non hanno capito come certi giochi siano ampiamente superati da un’ economia globale che, usata in un certo modo (dimostrato proprio in America Latina, ergo Argentina 2001) può provocare più disastri di una dittatura militare genocida o di certi mezzi relegabili alle pellicole di James Bond.

Invece qui in Venezuela la notizia ha provocato l’effetto sperato nelle classi meno abbienti della nazione, quelle più favorite dalle politiche chaviste, ma pone in seria difficoltà il futuro del Paese, rafforzando oltre misura un’opposizione che adesso deve trovare un’unità granitica se vuole risultare importante nei numeri e obbligare il prossimo Governo capitanato da Maduro (certo del successo sull’onda emotiva della scomparsa del Presidente) a fare una retromarcia anche parziale da una posizione politica estremista, ma anche antistorica dettata dall’ala più intransigente del partito.

Una posizione importantissima potrebbe averla anche l’Europa se solo smettesse di considerare questa parte del mondo (l’America Latina in generale) come il giardino di casa propria e non come nazioni mature a tutti gli effetti e che pure economicamente la possono sovrastare. Anche se le risultanze dell’ultima riunione del Celac, l’organizzazione che raduna i paesi latinoamericani, e la Ue non ha dato gli effetti sperati, visto che è stata presa sul serio solo dalla Germania che al summit tenutosi a Santiago del Cile il 26 e 27 di gennaio scorsi, ha inviato la cancelliera Merkel.


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