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MORTE CHAVEZ/ Per il Venezuela ora comincia la “Guerra fredda”

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Hugo Chavez (Infophoto)  Hugo Chavez (Infophoto)

E non è un caso che la locomotiva tedesca sia l’economia più forte del Vecchio Continente, dato che non si lascia sfuggire occasioni di dialogo politico-commerciale con un’area del mondo che altri paesi considerano ancora parte di una Conquista che data ormai più di 500 anni e dalla quale l’America Latina si è liberata dopo tre secoli. Fatto ancora non totalmente assimilato, per esempio, da una supposta “Madre Patria”, la Spagna, che attraverso lo strumento delle “cumbres” (riunioni), che ancora adesso hanno luogo annualmente con i mandatari sudamericani, accampa dei diritti su quest’area del mondo che proprio Chávez, tre anni fa in un suo famoso intervento, mise alla berlina. A ben vedere Chávez, come Correa ed Evo Morales, è un prodotto di questa visione antiquata del mondo... allo stesso modo dell’ala intransigente sopra citata del Partito bolivariano.

Urge un cambio di visione netto. In Italia Fanfani lo aveva capito già dagli anni Sessanta, con l’istituzione dell’Iila, l’Istituto Italo-Latinoamericano, che adesso versa in grave crisi. Il futuro sta in un dialogo serio con l’Europa, cosa che d’altronde lo stesso Chávez auspicava negli ultimi anni del suo mandato, dopo errori politici quali l’apertura all’Iran, tanto per fare un esempio: questo è senza dubbio il dato più concreto sul futuro del Venezuela, della sua eredità politica.



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