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Esteri

MORTE CHAVEZ/ Per il Venezuela ora comincia la “Guerra fredda”

La scomparsa di Chávez, spiega ARTURO ILLIA, crea non pochi problemi in Venezuela, specialmente al suo successore Nicolas Maduro, stretto in una morsa pericolosa

Hugo Chavez (Infophoto)Hugo Chavez (Infophoto)

Se la scomparsa di Chávez era nell’aria da tempo e solo il silenzio delle autorità venezuelane sulle sue condizioni di salute, calatosi per oltre due mesi, aveva fatto sperare in un improbabile miracolo, l’analisi che l’evento ci porta a fare rispecchia fedelmente quanto già anticipato su queste pagine in passato. Il vero problema non era insito nelle condizioni di salute del “libertador” (per usare un eufemismo a lui tanto caro), ma nella sua successione che ha dato atto a una vera e propria guerra all’interno dello stesso partito presidenziale.

Era chiaro anche prima del golpe costituzionale che, contravvenendo allo stesso documento modificato dall’attuale regime “bolivariano”, si dava in pratica a Chávez pieni poteri (esercitati ovviamente dal vice Maduro) aspettando il suo recupero da una situazione di salute che solo i dirompenti messaggi governativi davano per lento ma certo. Insomma, le elezioni previste dopo 30 giorni dall’eventuale rinuncia venivano rimandate sine die.

Adesso è chiaro a tutti come sul defunto si sia mossa un’immensa macchina mediatica tesa a guadagnare tempo con vere e proprie balle: ricordate di quando proprio da questo giornale commentavamo della guerra in atto a Cuba tra la quasi totalità dello staff medico che assisteva il Presidente (composto da specialisti venezuelani, cubani e spagnoli) e un regime venezuelano che in pratica imponeva il rimpatrio dall’isola caraibica al solo scopo di smentire le voci insistenti di una mortale infezione polmonare poi causa del decesso? Bene, detto fatto le foto diffuse a mezzo stampa, primi dati concreti dopo un silenzio assoluto, e a seguire, improvvisamente, una serie di comunicati governativi che informavano in maniera dettagliata dell’aggravarsi della situazione e, purtroppo, della sua irreversibilità.

Ma come mai un cambio così drastico di modus operandi mediatico in coincidenza con il ritorno di Chávez nel suo Paese? La risposta sta proprio nel fatto che ormai si è definito il quadro politico all’interno del Partito e anche perché nelle piazze di Caracas si stava diffondendo una protesta giovanile tesa a conoscere la verità sulle reali condizioni del Presidente. Pur essendo stato scelto da Chávez per la sua successione, Maduro sa benissimo che un’apertura nei confronti dell’opposizione non è procrastinabile, per il semplicissimo motivo che la crisi economica del Paese viene avvertita da strati sempre più ampi della popolazione e a questo punto non è nemmeno pensabile andare alle inevitabili elezioni senza ipotizzare un coinvolgimento della crescente opposizione nelle sorti del Paese. Opposizione rafforzatasi dopo la decisione che ha portato al “golpe istituzionale” sopra citato, dopo anni di divisioni interne che l’avevano indebolita.