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ELEZIONI VENEZUELA/ Il potere di Chavez trema, ma gli amici "famosi" sono corsi in aiuto...

Alla viglia del voto per il successore dello scomaparso Chavez, in Venezuela c'è incertezza. Ma in aiuto del suo partito si sono mossi amici potenti. Il comento di ARTURO ILLIA

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Alla vigilia delle elezioni venezuelane si ha l'impressione che il plebiscito ampiamente annunciato non venga creduto molto probabile da Maduro e il suo partito Bolivariano. Non solo venerdì scorso Diego Armando Maradona si è fatto vedere in visita ad un quartiere povero e al mausoleo che contiene i resti del defunto fondatore della Repubblica Bolivariana per aiutare la propaganda Chavista, ma si è assistito ad un comizio abbastanza comico del leader che, esibendosi davanti ad una enorme moltitudine di persone con un uccellino sulla testa, tentava di far credere che questo povero animale fosse il contatto ultraterreno con Chavez. Siamo veramente al delirio dopo che l'attuale potere aveva fatto chiaramente capire come l'elezione al soglio di Papa Francesco fosse stata “raccomandata” dal defunto leader.

Ha un bel daffare il candidato dell'opposizione, Henrique Capriles, a raccomandare gli elettori di votare con la ragione invece che con il cuore, vista la drammatica situazione che il Venezuela sta attraversando, nonostante sia uno dei leader mondiali nella produzione petrolifera. 

Sebbene le sue chances di vittoria siano minori rispetto all'officialismo, molti sondaggi lo danno addirittura in pareggio e la macchina propagandistica del potere, in barba ad una vigilia elettorale dove è bandita qualsiasi pubblicità, continua a bombardare la popolazione attraverso i canali della tv pubblica di spot a trasmissioni ovviamente a favore dell'attuale conduzione, provocando la giusta protesta dell'opposizione.

I lettori del Sussidiario seguono già da tempo la telenovela di questa tornata elettorale, di somma importanza, seguita alla morte di Chavez e proprio nell'attesa di questo trapasso, che molti osservatori hanno sospettato nella sua tempistica, si sono succeduti fatti di straordinaria importanza che hanno fatto chiaramente capire il disagio, per non dire la crisi, in atto nel partito Bolivariano . 

Dapprima la totale mancanza di notizie sulle condizioni del leader e la ridda di ipotesi che venivano grottescamente smentite al punto di far sembrare imminente un suo rientro da Cuba, dove era ricoverato, per riprendere le sue funzioni. Poi l'assurdo decreto che nella pratica smentiva la stessa Costituzione votata dal partito  di potere che impone elezioni entro 30 giorni qualora il candidato eletto fosse impossibilitato ad esercitare le funzioni presidenziali, concedendo a Chavez un lasso di tempo indeterminato per recuperarsi. Ma le notizie che pervenivano non solo da Cuba, con l'equipe medica internazionale a litigare al capezzale del moribondo per obbedire all'ordine di Raul Castro di farlo rientrare in Patria, ma pure da ambienti vicini al successore designato, Maduro, parlavano di immense difficoltà interne dovute alla scarsa fiducia che l'ala oltranzista del Partito nutriva (e nutre) per il “delfino” chavista.