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SIRIA/ Sanli (Tv turca): qualche domanda sullo "strano" rilascio dei giornalisti rapiti

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Sì, questo è confermato. Di fatto, questo episodio ci conferma che la Siria è ormai zona di guerra totale, dove nessun giornalista è ben accetto come sempre accade in ogni zona di guerra. Si può dire sia stata un’azione di avvertimento per tutta la stampa internazionale ovvero: state a casa vostra. 


Che senso può aver avuto la richiesta del silenzio stampa?

Questa richiesta sembra alludere al fatto che qualcuno può avere detto: “Se voi continuate a parlare di noi, faremo di tutto per ammazzare i vostri giornalisti”. L’effetto che si spera di raggiungere è che nessuno abbia il coraggio di venire a “mettere il naso” in una vicenda poco chiara. Per questo dicevo prima che qualcosa non torna. Ovviamente non si può stare completamente zitti, è successo un fatto grave e la stampa ha il dovere di parlare, ma pur sempre con rispetto perché non vogliamo perdere i nostri colleghi.

 

Come sono i rapporti tra la Turchia e i ribelli siriani?

La posizione della Turchia contro il regime di Assad è nota, sappiamo tutti quindi qual è il ruolo di Ankara.

 

Ma a che titolo la Farnesina avrebbe potuto chiedere un intervento della Turchia?

La Turchia svolge un ruolo particolare nell’area, innanzitutto perché in questo momento ci sono tantissimi siriani nel sud del nostro Paese. Si tratta di alcune migliaia di rifugiati, e già da soli basterebbero a spiegare un coinvolgimento turco nella vicenda. Le autorità di Ankara sono importanti in questa fase, perché controllano un confine con la Siria lungo diverse centinaia di chilometri. Si trovano quindi nella posizione di svolgere una mediazione, anche perché qualsiasi cosa accada in Siria avrà un impatto anche sulla Turchia.

 

Com’è la situazione al confine turco-siriano per quanto riguarda la sicurezza?

Il lato turco è sicuro perché ci sono i militari del nostro esercito, mentre quello siriano è molto pericoloso. Una volta varcato il confine nessuno può dire che cosa gli accadrà, se incontrerà milizie ostili o meno: sono zone di guerra e sappiamo tutti che cosa sta avvenendo al loro interno. Sono territori che non offrono nessuna garanzia per chi li attraversa.

 

(Pietro Vernizzi)

 




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