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Esteri

DIARIO BUENOS AIRES/ La risposta all'alluvione nel segno di Francesco

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22,30. Arrivammo nella mia casa paterna. Scesi per primo, bussai alla porta, uscì mia mamma. Mi abbracciò in un abbraccio interminabile. Piansi senza lacrime, avevo un nodo alla gola. Io e la mia amatissima moglie ci abbracciamo. Abbracciai i miei figli. Eravamo sani e salvi.

In quel momento non mi importava assolutamente niente della mia casa, né di tutto quello che perdemmo. Non riuscii a dormire, passai la notte sveglio ricordando e ringraziando Dio di averci accompagnato e protetto quella notte, c’è gente che non ce l’aveva fatta.

3.30. Suonò il telefono. Mio suocero aveva bisogno d’aiuto. Non poteva usare il suo furgoncino perché l’acqua arrivava ai finestrini. Nel tragitto continuavo a sorprendermi per la catastrofe che stavamo vivendo. Auto ribaltate dall’acqua, gente che vagava per le strade cercando familiari e amici, famiglie intere in strada che camminavano con difficoltà, strade piene di macerie e fango, tutto senza luce. Tutto molto desolante.

8.00. Tornai a casa mia, entrai e vidi il tavolo che ci era servito da rifugio il giorno prima sottosopra e piansi, piansi molto angustiato. Suppongo che scaricai tutta la tensione del giorno precedente. La casa era a soqquadro. Credo che nemmeno intenzionalmente si poteva creare un disastro del genere.

11.00. Ero solo in casa, affliggendomi per tutto quello che avevo perso. A partir da quel momento fu tutta una sorpresa, emozione e allegria per le dimostrazioni di sostegno solidarietà ricevuti da parte di tutti. E ringraziai Dio, che scrive diritto su linee storte, per averci salvato e fatto capire in una sera cose che non apprenderemmo in anni”.

In effetti, la risposta di solidarietà del popolo fu spontanea e commovente. Jorge, un altro amico de La Plata, ha risposto alla mia chiamata con questo messaggio:”Grazie caro amico, stiamo bene. Prima dell’inefficiente, lento e malintenzionato apparato statale (municipale, provinciale e nazionale) la disponibilità della gente, in particolare dei giovani della Caritas, del Banco Alimentare, della Croce Rossa, delle parrocchie, delle scuole cattoliche e di alcuni centri evangelici, ha dato risposte umane di fronte a una simile catastrofe. Come ha detto un fedele nel quartiere, “l’effetto Francesco” ha sensibilizzato i nostri cuori all’azione misericordiosa di Cristo. Un abbraccio”.

È stata un’enorme prova di solidarietà, e anche di sussidiarietà: l’aiuto delle organizzazioni intermedie ha superato ampliamente in quantità ed efficacia quello delle autorità ufficiali. A più di una settimana dall’alluvione, i politici ancora litigano tra loro per la quantità di morti (ufficialmente 52, ma apparentemente qualcuno in più) e si accusano a vicenda per la responsabilità di quanto avvenuto.

Tutti dobbiamo pulire profondamente le nostre case, staccarci dalle cose inutili e anche di quelle utili per darle ad altri, accompagnare chi soffre di più, affrontare la realtà rispondendo alla naturale domanda che sorge sul significato di tutto quel che è accaduto.

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