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BOMBA ALLA MARATONA/ Dagli Usa: continuiamo a "correre" per non pensare alla paura

Pubblicazione:mercoledì 17 aprile 2013

Barack Obama (InfoPhoto) Barack Obama (InfoPhoto)

Ma intanto nell'oggi, nella speranza poco fondata di scoprire che si sia trattato del gesto di un folle piuttosto che di due bombole del gas difettose, non potendo negare lo spargimento di sangue, la morte, la vita offesa, cerchiamo eroi. E li troviamo. C'è sempre qualche eroe a ridar fiato al nostro bisogno di vita, alla voglia di riprendersi, al bisogno di ripartire. Così la TV continua a mostrarci le immagini di quel 78enne che, giunto a pochi metri dal traguardo, scaraventato a terra dall'esplosione, si rialza faticosamente e faticosamente porta a compimento la sua impresa, ignaro dell'accaduto. Oppure i tanti tra forze dell'ordine e spettatori che pur consapevoli della gravità della situazione, invece di scappare si gettano a soccorrere le vittime dell'attentato.
Non è solo una questione di buoni sentimenti da mettere in vetrina per lenire il dolore. Si, ci sono di mezzo anche quelli, ma c'è anzitutto il bisogno insopprimibile di trovare un punto di positività per non restare annichiliti da ciò che non si può controllare. Gli eroi, le gesta eroiche della gente comune, come affermazione del bene sul male, come esempi da seguire perché la nostra società continui il suo cammino. Tutto questo è molto Americano. Sarebbe bello che, nel tentare di riprendere il cammino della vita dopo questa giornata di sangue, prima che le parole riprendano a predominare sui fatti, capissimo che le gesta eroiche su cui oggi fissiamo lo sguardo non sono manifestazioni di tolleranza, sono atti d'amore.



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