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BOMBE A BOSTON/ Foa: social media e insicurezza, così funziona il terrore 2.0

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Ci sono siti anticonformisti che rilanciano con molta disinvoltura tesi che possono essere plausibili, magari sono anche talvolta vere, ma che sono ritenute troppo forti, per cui non rimbalzano mai o lo fanno con estrema cautela sui siti ufficiali. Allora la gestione dell’informazione riguarda anche questo. Devi capire cosa emerge, se la gente crede alla versione ufficiale, se nascono voci di complotti, se invece magari ipotesi che i media tradizionali non avevano contemplato in un primo momento si dimostrano realistiche e vengono quindi adottate. È molto interessante e complesso.

 

I media condizionano la popolazione?

In questo caso moltissimo. Io sono stato testimone di due grandi stragi del passato entrambe in Russia: una a Beslan, la strage dei bambini a scuola, e una nel teatro Dubrovka a Mosca con gli ostaggi. Ebbene, quel che rimane impresso per mesi e settimane e condiziona e commuove tutti sono le immagini. Le stesse relative a Boston che stanno commuovendo ora: donne in lacrime, uomini sotto choc. Più è comune la gente più chi osserva queste immagini si identifica nei protagonisti della foto. L’effetto ultimo, quello che i terroristi vogliono ottenere, è quello che chi osserva queste foto sente una partecipazione emotiva molto intensa, è come se fosse lì, è come se questa strage lo toccasse. In queste ore in America non si parla d’altro, in queste ore rimane impresso nel collettivo non tanto la notizia dei tot morti o feriti quanto le immagini di quella donna che piangeva, di quel bambino, di quelle persone sanguinanti… Un’espressione, un dettaglio, una lacrima che va a colpire, è quello che lascia il segno.

 

Cosa pensa di twitter come strumento di informazione?

In queste vicende è pura emozione, uno sfogo di rabbia. La gente sovente prima twitta e poi pensa. Rileggersi le twittate che molti hanno fatto in quelle ore giornalisticamente è molto interessante. Il giornalista quando è sul posto della tragedia cerca di trasmettere l’emozione che si vive in quel momento. E twitter in questo contesto è una fonte di emozioni molto molto intensa, con una premessa da fare però: di quel che viene twittato e pensato, ben poco è verificabile, per cui va preso così come una testimonianza interessante dei nostri tempi, non come una fonte di assoluta affidabilità.

 

Secondo lei, tornando a Boston, che atmosfera si respira in America?

C’è molto allarme. Da quando è uscita la notizia si moltiplicano gli allarmi. È stato evacuato LaGuardia di New York, ieri avevano messo in sicurezza Times Square e a Boston hanno invitato la gente a evitare i luoghi pubblici molto frequentati. Questo è l’effetto duraturo. Chi conosce bene l'America ha sempre notato come l’effetto dell'11 settembre sia stato duraturo, secondo me quasi permanente. Negli ultimi mesi anche dopo la rielezione di Obama si aveva la speranza che gli americani potessero dimenticarsi la paura che li ha attanagliati per questi ultimi dodici anni, e invece un attentato di questo tipo fa rivivere l’emozione profonda dell’11 settembre, fa rivivere la sensazione di insicurezza e questo secondo me avrà effetti politici, oltre che sociali, molto profondi. Alla fine sarà la conseguenza più pesante di questo attentato.

 

(Elena Pescucci)



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