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IL FATTO/ Il miliardario tedesco: perché noi super-ricchi non ci facciamo carico della crisi?

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Non so esattamente il numero dei ricchi che sarebbero coinvolti da questa nuova tassa in ciascuno di questi Paesi. Ma chi ha bisogno di più soldi per il salvataggio ha come sole alternative quella di alzare le aliquote fiscali o abbassare la soglia di esenzione o fare entrambe le cose. C’è una profonda correlazione tra la ricchezza privata e il debito pubblico.

 

Ma quanto possono incidere i nuovi introiti sui bilanci statali?

Per esempio il nostro gruppo propone di tassare i capitali tedeschi del 10% per due anni, con un’esenzione di 500mila euro per ciascuna persona. Ciò coinvolgerebbe circa 2 milioni di contribuenti e genererebbe entrate pari a 160mila miliardi di euro. E’ inoltre possibile applicare un’aliquota fiscale progressiva sulla base del livello di ricchezza. Un’altra alternativa è quella di introdurre un’aliquota del 2% in 10 anni, in mondo da ottenere gli stessi risultati ma più distribuiti nel tempo. Con il sistema fiscale introdotto in Germania negli anni ’50 la tassa poteva essere pagata senza difficoltà dalle plusvalenze dei proprietari di patrimoni. Anche il rinomato US Boston Consulting Group nel 2011 ha proposto una tassa di solidarietà sui patrimoni europei per ristrutturare il debito e fare ripartire l’economia.

 

Come si può evitare che la tassa sulla ricchezza finisca per colpire i ceti medi?

La nuova tassa sulle proprietà dovrebbe essere basata sui bisogni e sugli obiettivi politici ed economici, sull’equità e sul diritto. Nella Costituzione tedesca da questo punto di vista ci sono due principi guida: 1. La ricchezza comporta degli obblighi, in quanto deve servire al bene comune; 2. Le tasse dovrebbero adattarsi alla capacità dei contribuenti di pagarle.

 

E quindi?

Il sistema politico ed economico deve stabilire che cosa sia appropriato sulla base del principio democratico “un uomo - un voto”. Quest’ultimo però è stato ampiamente rimpiazzato da un nuovo principio, che definirei come “un euro - un voto”. C’è una profonda asimmetria in questo sistema che privilegia i ricchi.

 

Nel discorso sui ricchi e sui poveri lei dimentica però il ceto medio, normalmente il più tartassato …