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IL FATTO/ Il miliardario tedesco: perché noi super-ricchi non ci facciamo carico della crisi?

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Non sono d’accordo con questa conclusione. In quasi tutti i Paesi industrializzati esiste un gap crescente tra i poveri e i ricchi, con una concentrazione della ricchezza che non abbiamo mai sperimentato dalla Seconda guerra mondiale a oggi. Ciò è provocato da una redistribuzione che paradossalmente va dai poveri ai ricchi. A denunciarlo sono gli stessi “conservatori pensanti” come Charles Moore, Ferdinand Mount, entrambi seguaci di Margaret Thatcher, e Frank Schirrmacher, uno degli editori della Frankfurter Allgemeine Zeitung. Si chiedono come sia potuto accadere che una nuova oligarchia plutocratica sia tornata al potere e domini ogni cosa.

 

Qual è la risposta a questa domanda?

Joseph Stiglitz, economista Usa e premio Nobel, afferma nel suo recente libro “Il prezzo dell’ineguaglianza” che i ricchi in America si sono impadroniti di una parte più grande della torta alle spese di tutti gli altri. La causa della loro ricchezza senza precedenti non è una qualche innovazione, ma soprattutto le rendite di posizione, i monopoli, gli oligopoli e molteplici privilegi. In questo dibattito ci sono numerosi miti. Sono fortemente a favore della solidarietà, per esempio tra i Paesi più ricchi e quelli più poveri sia in Europa sia altrove. Il modello egoistico, una cultura e una mentalità che dividono tra “noi” e “loro”, ci ha portati a una serie di problemi che oggi ci troviamo ad affrontare. L’umanità non sarebbe riuscita a sopravvivere se si fosse basata solo sull’egoismo e sulla competizione, come gli economisti neoconservatori hanno cercato di farci credere per anni, anziché sulla fiducia, la cooperazione e la condivisione. Dipende da noi rafforzare una cultura piuttosto che un’altra: da un lato ci sono i valori egoistici, dall’altra quelli più altruistici.

 

(Pietro Vernizzi)

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