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SIRIA/ Micalessin: la "partita" delle armi chimiche può spaccare il Medio oriente

Pubblicazione:venerdì 19 aprile 2013

Benjamin Netanyahu (InfoPhoto) Benjamin Netanyahu (InfoPhoto)

Perché non c’è un Paese contro Bashar Assad, ma una nazione divisa in due. Il 50 per cento della popolazione è composta dalla minoranza cristiana, dagli alawiti, ma anche da buona parte dei sunniti che continuano a restare con Assad. Molti generali e ufficiali dello stesso esercito sono sunniti e continuano a sostenere il regime.

 

Quanto conta l’influenza delle potenze straniere?

Chi lotta contro Assad ha il sostegno di potenze regionali quali Qatar, Arabia Saudita e Turchia, oltre all’appoggio occidentale. Dall’altra ci sono alleati come Pechino e Mosca, importanti dal punto vista economico e del rifornimento di armi, e la compartecipazione all’attività bellica dell’Iran e di Hezbollah, che ritengono fondamentale per il mantenimento dell’asse sciita la sopravvivenza di Bashar Assad e dell’attuale regime siriano.

 

Lei è stato più volte in Siria. Che cosa ha visto?

Quel che balza di più agli occhi quando si viaggia a Homs, Aleppo e altre città siriane è la sostanziale difformità tra i resoconti giornalistici che riceviamo in Occidente e quel che accade sul terreno. Esiste effettivamente una situazione di guerra. In particolare Aleppo, almeno nella parte che si affaccia verso la Turchia, è una città circondata dai ribelli, ma al suo interno esiste una vasta parte della popolazione che continua a vivere normalmente e a sostenere la necessità di battersi con Assad.

 

Per quali motivi?

Considerano il regime comunque più legittimo di un’opposizione armata, foraggiata da Stati stranieri, come il Qatar e l’Arabia Saudita. I ribelli sono inoltre ritenuti pericolosi, incontrollabili, disorganizzati, privi di una guida politica e soprattutto colpevoli di massacri efferati e di attentati che mettono a rischio la popolazione civile. Attentati che sono descritti da chi vive a Homs e Aleppo come terrorismo puro e non come ribellione e lotta contro il tiranno.

 

(Pietro Vernizzi)



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