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Esteri

J'ACCUSE/ Sbai: l'Arabia Saudita è una immensa prigione

Arabia Saudita (InfoPhoto)Arabia Saudita (InfoPhoto)

Non accetto di ascoltare chiacchiere in libertà da un sistema di governo che non prevede contraddittorio, elezioni, consultazioni o ascolto del parere di un popolo che ormai è schiacciato. Quel popolo che merita di essere tenuto fuori dalle critiche, perché nulla può e al quale va solo vicinanza per non poter influire in alcuna maniera su scelte che semplicemente ricadono dall’alto. Con conseguenze che vediamo tutti i giorni sulle cronache internazionali. Ormai solo una cosa divide l’Afghanistan, in cui le donne praticamente sono scomparse, dall’Arabia Saudita: essa ha le due sole cose più agognate dall’Occidente: denaro e petrolio. Altrimenti potremmo parlare di situazioni praticamente alla pari.

Come può dirsi libero un popolo che vede le sue donne frustate in pubblico perché fuoriesce una ciocca di capelli o uno spicchio del viso? Come può dirsi libero un popolo che vede incarcerato un poeta o un editore perché fanno ciò che sentono di fare per passione o dovere morale? Come può dirsi democratica un’elite governativa che non sa nemmeno cosa siano la partecipazione e i diritti civili? Non vedo, però, alcuna risposta da parte di chi si indignava per i dittatori del mondo arabo tanto da accettare anche le nuove leve dei governi islamisti che sono loro succedute. E sulle quali il Golfo una grossa mano ce l’ha messa. Davanti a queste parole, tutti zitti. Davanti a chi governa in maniera autocratica senza rispettare diritti elementari inviolabili, solo silenzio, accettazione passiva e scandalosa remissione di ogni responsabilità. Proprio da quel Parlamento Europeo che, dall’alto di una presunta superiorità morale, ci condanna ogni due per tre per violazione dei diritti dei migranti, nemmeno una parola su un Paese che i diritti non li viola nemmeno, semplicemente li annulla.

Ma questa è l’aria che tira in Europa e nel mondo, dove alcune pagliuzze altrui sono sempre più grandi delle travi proprie e chi ha peccato scaglia serenamente la prima pietra. Cosa ha fatto l’Europa per Raif Badawi e per tutti gli altri? Non è questa l’Europa che voglio, l’Europa che si prende un Nobel per i diritti umani e contestualmente non ribatte su parole inaccettabili. L’Europa era la patria del diritto e del progresso sui diritti, oggi invece si rivela passiva su temi che dovrebbero essere base della sua azione politica e internazionale. Invece ha totalmente abbandonato gli uomini liberi che vivono al di fuori dei suoi confini, costretti a carcere, torture e morte solo per aver denunciato sistemi autocratici e dittatoriali. Per aver composto una poesia o aver suonato una nota d’amore. Chi dimentica questi uomini e donne non si può scrollare di dosso ogni responsabilità, perché la storia, presto o tardi, gli chiederà inesorabilmente conto di quei silenzi.

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