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EX JUGOSLAVIA/ Il "vecchio regime" di Milosevic stende la sua ombra sul Kosovo

Ancora nessun accordo tra Serbia e Kosovo dopo l’ottavo round dei negoziati, cui hanno preso parte il capo del governo di Belgrado e quello di Pristina. Il commento di AZRA NUHEFENDIC

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Ancora nessun accordo tra Serbia e Kosovo dopo l’ottavo round degli incontri bilaterali, cui hanno preso parte il capo del governo di Belgrado Ivica Dacic e quello di Pristina Hashim Thaci. Il tentativo di mediazione tra le due parti, affidato all’Alto rappresentante Ue, Catherine Ashton, non ha dato i risultati sperati. Ilsussidiaro.net ha intervistato Azra Nuhefendic, ex reporter bosniaca della tv di Stato Serba, licenziata nel 1992 con lo scoppio della guerra, e oggi giornalista de Il Piccolo di Trieste.

 

Come valuta i risultati dell’ottavo round dei colloqui tra Serbia e Kosovo?

E’ un esito piuttosto scontato perché il governo serbo non accetta il fatto che il Kosovo sia ormai uno Stato indipendente. Per questo Belgrado cerca di tenersi stretto almeno il nord del Kosovo, nonostante il fatto che in vari momenti le grandi potenze internazionali come gli Stati Uniti e l’Unione Europea abbiano dichiarato che il Kosovo non si può dividere. La posizione del governo serbo negli ultimi 20 anni è che, poiché alla Serbia è stata tolta parte del territorio che un tempo le apparteneva ma che in realtà fa parte del Kosovo, tenta di avere parte della Bosnia-Erzegovina. Belgrado gioca su questi due piani per raggiungere la posizione migliore.

 

Per quale motivo la Serbia non intende rinunciare alle sue rivendicazioni territoriali?

Il governo serbo punta a soddisfare la sua stessa opinione pubblica, che negli ultimi due decenni è stata incoraggiata a un nazionalismo e a un espansionismo territoriale. Le trattative tra Belgrado e Bruxelles non danno i risultati attesi, in quanto entrambe le parti restano fermamente sulla loro posizione.

 

Qual è il ruolo della Chiesa serbo-ortodossa in questa vicenda?

Anche se nella Costituzione serba non c’è una religione di Stato, negli ultimi 20 anni la Chiesa serbo-ortodossa ha svolto una funzione molto importante. La sua posizione è stata nettamente contraria all’indipendenza del Kosovo. E’ uno dei motivi per cui il governo di Belgrado, pur non avendo ampi spazi di manovra, non può rinunciare da un giorno all’altro alla sua posizione. Nulla del resto succede spontaneamente, è tutto un gioco delle grandi potenze che specialmente in Serbia hanno ciascuna i suoi interessi. Penso quindi che non avremo una soluzione in breve tempo.

 

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