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ARMI & GUERRE/ L'esperto: così il nuovo trattato dell'Onu dà l'alt al traffico illegale

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Quella di essere uno strumento unico che deve valere per tutti. Siccome il commercio delle armi è universale, se esistono giurisdizioni diverse è anche possibile far arrivare le armi dove si vuole facendole passare da un Paese all’altro valendosi appunto di regole diverse per l’esportazione e il controllo.

 

Cosa prevede il trattato?

La creazione di una struttura permanente, il segretariato, che avrà il compito di raccogliere informazioni e organizzare incontri informativi. Ogni cinque anni sono previste possibilità di revisione del trattato, per migliorarlo e affinarlo. D’ora in poi i Paesi prima di autorizzare l’esportazione di armi devono controllare a chi vanno, che pericoli ci sono nel loro impiego. Si crea un clima che porterà abbastanza naturalmente a forme di controllo sempre più rigide. Almeno è ciò che molte organizzazioni non governative si aspettano.

 

Per ciò che riguarda il traffico illegale, soprattutto nel sud del mondo, quali conseguenze ha la firma di questo trattato?

Poiché il trattato è in vigore in tutti i Paesi, anche il traffico illegale - che parte dalle grandi fabbriche e si vale di intermediari che si muovono poi più liberamente - diventerà molto più complicato. I controlli saranno serrati in tutti i passaggi.

 

Quando entrerà in vigore?

Sarà aperto alla firma il 3 giugno a New York. Perché sia regolarizzato ci vuole la ratifica di almeno 50 Paesi, da quel momento dopo 90 giorni entrerà in vigore. Ci vorrà in tutto, credo, qualche anno.

 

(Elena Pescucci)

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