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Esteri

COREA DEL NORD/ Sisci: la Cina ha mollato Kim Yong-un ma lui non se n'è accorto

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Ciò che è mutato è che la Cina non è più disposta a farsi ricattare, o addirittura rapire nella sua politica estera dalla Corea del Nord. E’ questo il cambiamento paradigmatico che è avvenuto, il problema è che Pyongyang non lo ha ancora capito. Se il regime di Pyongyang cadesse e le due Coree si unificassero, la Cina perderebbe lo sbocco sul Mar Giallo.

 

Pechino ha davvero interesse a “mollare” Kim Jong-un?

La Cina sa fare bene i suoi calcoli, e ha messo in previsione anche questa possibilità. Naturalmente Pechino non vuole far cadere il regime di Pyongyang, ma ancora di più non vuole essere ostaggio delle fisime nord-coreane. E’ questo il passaggio sottile che sta avvenendo in queste ore.

 

Perché i ricatti di Kim Jong-un danneggiano la Cina?

Pechino non è più disposta a essere ostaggio di questi ricatti perché ha una visione molto più ampia della situazione. Ci sono dei conflitti territoriali con il Giappone per quanto riguarda le isole Senkaku/Diaoyutai, ci sono dei problemi con Vietnam e Filippine per quanto riguarda l’arcipelago Spratly. In questo contesto un atteggiamento più forte della Cina nei confronti della Corea del Nord porterebbe benefici a Pechino su tutti gli altri scenari. Non ci sono quindi motivi per i quali la Cina debba rimanere ostaggio della Corea del Nord, su una questione rispetto a cui tra l’altro c’è un’intesa molto forte tra Pechino e Seoul. I vantaggi del sostegno a Pyongyang per la Cina sono di gran lunga diminuiti rispetto a due o tre anni fa.

 

(Pietro Vernizzi)

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