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Esteri

THATCHER/ Waters: ha guarito la Gran Bretagna ma ci ha "regalato" la crisi

Margaret Thatcher (InfoPhoto)Margaret Thatcher (InfoPhoto)

Per capire la Thatcher, dobbiamo indagare a di sotto degli strati superficiali dell’ideologia. Era una donna sulla quale si era posto il peso di una grave responsabilità e che di natura prendeva la responsabilità tremendamente sul serio. Quando entrò al numero 10 di Downing Street per la prima volta, nel maggio 1979, si vide gravata della responsabilità di salvare una Gran Bretagna sull’orlo della bancarotta e della rovina, lacerata da un decennio di scioperi, di declino economico e di impotenza politica. La Gran Bretagna era stata paralizzata da due decenni di socialismo zoppicante, di sindacalismo malsano e dall’eredità di politiche abitative e di welfare disastrose. Gli inglesi, bastonati dagli scioperi e dai blackout, dopo aver visto montagne di rifiuti accumularsi nelle strade, erano sull’orlo della disperazione. 

In queste circostanze, la signora Thatcher sembrò decidere che non poteva semplicemente assumere l’incarico di primo ministro e continuare il gioco della politica così come era andato avanti nei vent’anni precedenti, con una destra e una sinistra impegnate semplicemente in una specie di gioco delle sedie che legittimava entrambe ad esistere e ad avere una ragion d’essere, ma anche ad abrogare la responsabilità ultima della guida della società britannica. Innanzitutto, ciò che possiamo dire di lei è che è stata una donna che ha rifiutato di avere il potere senza usarlo.

La Thatcher per di più giunse nel momento in cui la televisione era diventata il fattore discriminante nell’impegno e nel discorso politico. L’uomo politico non era più una persona celebrata da una decina o da un centinaio d’altri, ma un’auto-creazione ingigantita da milioni di cittadini. La Thatcher era circondata e consigliata da persone che avevano capito le implicazioni di questo fatto, e che la persuasero a cambiare se stessa con lo scopo di presentare un’immagine e una personalità pubblica a persone la cui disperazione per l’inettitudine dei politici si sposava, fino a un certo punto, con un desiderio di personalità politiche ben chiare che esprimessero idee semplici e ben elaborate.

Questi sono stati i fattori chiave che hanno dato vita alla Thatcher, e in parte spiegano perché ha finito per essere così amata da una significativa minoranza del pubblico britannico. Ma è un errore vederla come una completa invenzione. Il suo personaggio pubblico era costruito, sì, ma la donna all’interno era, da ciò che sappiamo della sua personalità individuale, una donna di forte carattere, con profonde convinzioni e, soprattutto, questo irremovibile senso di responsabilità. In un tempo in cui i valori cedevano il passo al relativismo postmoderno, lei andò senza giustificarsi nella direzione opposta. 

È notevole, in retrospettiva, che il suo mandato a Downing Street sia coinciso così da vicino con i due periodi di presidenza Usa di Ronald Reagan, che venne visto come il suo principale alleato ideologico nel mondo. Ma anche qui ci fu un po’ la stessa incomprensione. L’ideologia arrivò dopo, nella forma di un’apparenza esteriore. In realtà, la relazione venne forgiata dalla comune visione e dalle comuni esperienze dei due leaders, entrambi i quali erano gravemente preoccupati dall’implosione dei valori che c’era nel mondo e dalla evidente incapacità dei politici di non riuscire più a sostenere una convinzione personale di fronte ad una cultura che imponeva alla democrazia di “vendere” al pubblico ciò che il pubblico era stato già persuaso a credere.