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THATCHER/ Waters: ha guarito la Gran Bretagna ma ci ha "regalato" la crisi

Margaret Thatcher (InfoPhoto) Margaret Thatcher (InfoPhoto)

Entrambi, sia Reagan che la Thatcher, si opposero a questa tendenza, e con un risultato considerevole, se consideriamo il ruolo giocato da entrambe le figure, insieme a papa Giovanni Paolo II, nell’abbattere il Muro di Berlino e nel porre fine alla Guerra fredda. Si può invece addebitare al rapporto instaurato dalla Thatcher con Reagan la misura − forse esagerata in reazione agli eccessi della sinistra che venne chiamata a espungere dalla cultura britannica − cui giunse la Lady di ferro nel trovare con Reagan uno scopo comune; in un modo che poteva ultimamente recare danno al mondo almeno quanto ciascuno di loro, o entrambi, ne trassero vantaggio. Dobbiamo ammettere che le due forze combinate del thatcherismo e dell’economicismo reaganiano furono centralmente responsabili di aver portato il mondo sulla via neoliberale che creò il boom degli anni Novanta e Duemila, facendo sorgere quell’individualismo senza vincoli, quel consumismo e quella finanza speculativa di cui ci siamo in tempi più recenti amaramente pentiti. 

Si ritenne che la Thatcher sarebbe stata la “prima” di molte leader femminili delle nazioni occidentali, invece rimane un’eccezione. Nel tempo del sentimentalismo Margaret Thatcher fu una creatura di pensiero ed azione vincenti su sentimento ed emozione. “Chiedetemi che cosa sto pensando” − soleva dire − “non quello che sto sentendo”. In questo sembrava sicuramente dar ragione al pregiudizio femminista che la etichettava come un uomo in abiti femminili. Sopratutto il suo contributo al pensiero pubblico fu l’insistenza sulle virtù di ragione e risolutezza, due attributi che sembrarono svanire in un nulla politico nel momento in cui nel ’90 se ne andò da Downing Street per l’ultima volta.

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