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GIORNALISTA RAPITO/ Eid: così la Siria ha inghiottito Domenico Quirico

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Inizialmente il governo siriano impediva ai giornalisti stranieri, e in particolare a quelli occidentali, di seguire gli eventi perché riteneva che fossero tutti succubi della propaganda degli oppositori. Si riteneva che venissero per raccontare un unico aspetto, quello della repressione ai danni dei civili. L’opposizione cercava quindi di mettere sotto la sua protezione quei giornalisti che riuscivano a entrare senza l’autorizzazione del governo, in alcuni casi anche rischiando la morte. Oggi in parte le cose sono cambiate, ma è chiaro che le efferatezze del regime permettono all’opposizione di trarne un beneficio mediatico. Ciascun gruppo mette su Youtube i filmati con i suoi attacchi, le munizioni che riesce a ottenere, il numero di aeroporti e di depositi d’armi. Un giornalista straniero permette però di andare oltre questo giro limitato delle informazioni, raggiungendo una platea più vasta. Non condivido quindi che vi sia stato un cambiamento così radicale nell’atteggiamento dei ribelli verso la stampa occidentale.

 

Perché allora i rapimenti di giornalisti occidentali sono sempre più frequenti?

Il punto è che oggi per un inviato è diventato molto più difficile seguire questa guerra. Se prima c’erano due fronti, da un lato i lealisti e dall’altra i ribelli, ora un inviato per quanto tenti di tenere gli occhi aperti, non è più in grado di capire nella zona di chi si trovi. Soprattutto la zona di Homs è particolarmente complicata. La stessa città è divisa in quartieri a maggioranza sciita e alawita, ciascuno dei quali è assediato come avviene anche per i villaggi cristiani.

 

Ieri si è verificato il secondo attentato a Damasco in due giorni. I ribelli sono sempre più vicini al cuore del regime?

La piazza di Marja, nel quale è avvenuto l’attentato, è famoso nella storia stessa di Damasco. E’ qui che nel 1916 sono stati impiccati dei nazionalisti siriani per mano dei turchi. Questo attentato ha quindi un suo significato e una sua simbologia nella memoria storica, sia della Capitale sia dell’intera Siria, ed è un centro nevralgico per il Paese. Questa frequenza degli attentati indica che la battaglia per Damasco si sta avvicinando. A colpire però non è stata necessariamente una formazione organizzata sul territorio della Capitale, in quanto un singolo kamikaze da solo può essere in grado di fare tutto questo.

 

(Pietro Vernizzi)

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