BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SIRIA/ Mons. Lahham (Giordania): siamo la "Lampedusa" dei profughi di Assad

Pubblicazione:

InfoPhoto  InfoPhoto

I profughi siriani sono di due tipi. Da un lato abbiamo i siriani benestanti, che sono venuti nelle città con i loro soldi, hanno affittato case, in alcuni casi continuano a svolgere il loro lavoro. Dall’altra ci sono quelli che vivono in tre campi di accoglienza, in uno dei quali si trovano 180mila sfollati. Queste persone hanno acqua, cibo e cure mediche, ma in questi campi non c’è vita né lavoro. Si trovano in mezzo al deserto dove d’estate la temperatura raggiunge i 40 gradi e durante l’inverno fa sempre freddo. La Caritas giordana fa il possibile per aiutarli, ma il numero dei profughi è troppo elevato perché si possa venire incontro a tutti i bisogni. E’ quindi una situazione estremamente difficile per loro e anche per noi.

 

Qual è il ruolo della Chiesa cattolica in questa situazione?

La Caritas giordana ha già aiutato 93mila famiglie siriane, pari a 360mila persone. A sostenerci sono la Caritas tedesca, italiana, francese, svizzera e polacca. Noi distribuiamo i mezzi provenienti dall’Europa e siamo molto apprezzati e rispettati in quanto lavoriamo veramente con uno spirito cristiano.

 

Quale ruolo può giocare la Giordania nella questione siriana?

La Giordania può giocare un ruolo di mediazione umana e politica. Dobbiamo tenere conto del fatto che il nostro è un piccolo Paese, la cui linea politica è su posizioni filo-occidentali. Trattandosi però di un Paese arabo, sicuro, aperto agli irakeni e ai siriani, sul piano umano può giocare un fondamentale ruolo di mediazione.

 

(Pietro Vernizzi)



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.