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J'ACCUSE/ Sbai: ecco perché i salafiti temono più Amina di un esercito

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Eppure fin quando questi signori non varcarono la soglia dei palazzi di potere in Tunisia, quell’abbigliamento non dava scandalo. Era, anzi, normalità. A qualcuno, in Nordafrica, la normalità incute terrore. Veli, niqab e magari anche qualche burqa, male non fanno a queste ‘donne troppo normali’, avranno pensato questi signori, che vorrebbero riportare indietro la lancetta degli orologi al Medioevo.

Collassando intere economie, perché i turisti hanno timore a venire in vacanza laddove il costume da bagno è guardato con sospetto e gli occhi delle donne sono fonte di peccato. Ecco in quali condizioni versa la Tunisia, oggi. In cui l’algerizzazione è dietro l’angolo, con i suoi 380.000 morti, in prevalenza donne. E con tutti i suoi silenzi. Un silenzio che sta colpendo anche le associazioni di donne tunisine e di cui qualcuno vorrebbe ammantare tutto il Paese, fra visite di predicatori a caccia di ragazzine da infibulare e omicidi eccellenti da coprire in fretta e furia sotto la sabbia. È lo scontro di civiltà fra estremisti salafiti e moderati. Il cambiamento che in Tunisia qualcuno vorrebbe è ciò che accade in Siria, in cui un estremista taglia via il cuore dal petto di un soldato e, in spregio della vita umana, lo mangia davanti a tutti? Amina ha il pregio di aver acceso la scintilla: ora le donne e gli uomini tunisini, moderati e lungimiranti, devono tenere vivo il fuoco della libertà. Perché se una donna in camicetta e pantaloni fa paura, non oso pensare a quello che possono fare milioni di menti aperte e pronte a rovesciare un pensiero e con esso un regime.

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