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SOLDATO UCCISO COL MACHETE/ Pabst (Uk): è il fallimento del modello inglese

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Il Regno Unito è diverso da altri Paesi europei perché non ha mai avuto un’ideologia razziale. L’eredità dell’imperialismo britannico ha fatto sì che le minoranze religiose ed etniche sono state da sempre parte dell’identità nazionale. Il problema è che questa tolleranza spesso può trasformarsi in un impegno insufficiente, non riuscendo così a comunicare alle minoranze un forte senso dell’identità civile. Troppi politici negli ultimi 35 anni hanno parlato soltanto di diritti individuali e convenienza economica. Abbiamo bisogno di ravvivare una cultura civile che deve vedere al centro delle vere pratiche sociali e degli autentici legami culturali.

 

Che cosa ne pensa della posizione su questo tema di conservatori e laburisti?

I governi conservatori hanno sfidato il multiculturalismo, ma non sono stati in grado di proporre un’alternativa. Il partito laburista si è al contrario basato sull’approccio chiamato “one nation”, basato sul fatto di trasmettere a tutti l’idea di appartenere a un’unica nazione e cultura, anche se si tratta di un progetto che va ancora concretizzato.

 

In che modo?

In primo luogo va data una risposta a problemi come la mancanza di crescita, l’elevata disoccupazione e le disuguaglianze. Inoltre per lungo tempo il Partito laburista è stato eccessivamente laicista per non dire antireligioso, mentre oggi molti al suo interno sono aperti alla religione e riconoscono quanto fanno di buono le comunità religiose. Il direttore della Labour Policy Review, Jon Cruddas, è un cattolico molto consapevole dell’importanza del ruolo sociale della religione nel costruire fiducia e cooperazione tra le diverse comunità. Il compito del Partito laburista è in definitiva quello di cogliere queste due sfide, quella economica e quella religiosa, per rafforzare la coesione nazionale.

 

Che cosa ne pensa invece del fatto che i due uccisori del soldato sono degli ex cristiani convertiti all’islam?

Questo elemento pone dei gravi interrogativi sul processo di educazione e su alcune delle idee insegnate in certe madrasse (le scuole islamiche, ndr). Domande altrettanto importanti sorgono per quanto riguarda le modalità in cui avvengono la conversione e l’educazione di nuovi credenti all’islam. D’altra parte, continuo a rimanere dell’idea che la forza trainante di questo delitto non sia stato il fondamentalismo islamico, in quanto non si è trattato di un attacco organizzato ed orchestrato, ma di un conflitto più casuale. Il contesto delle periferie di Londra è tale da favorire il fatto che determinate persone abbraccino un’ideologia radicale. Da questo punto di vista i pericoli sono enormi, ma non per questo bisogna pensare che dietro l’uccisione del soldato ci siano affiliati di Al Qaeda o di un altro network organizzato.

 

(Pietro Vernizzi)




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