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IL CASO/ Perché il mea culpa di Hollande non basta agli ex nemici dell'Algeria?

Pubblicazione:sabato 25 maggio 2013

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Durante l’incontro di qualche giorno fa è stata proprio Louisa Ighilariz ad avere portato i francesi nel palazzo che durante la guerra era stato trasformato in un centro di prigionia e di tortura. La donna ha raccontato che a salvarle la vita fu un colonnello francese che riuscì a farla fuggire e a portarla in ospedale, e ha aggiunto che avrebbe tanto voluto incontrarlo. Quando ha saputo che il militare era morto le è dispiaciuto moltissimo di non averlo mai potuto ringraziare di persona.

 

Fino a che punto le violenze della guerra hanno lasciato un segno anche nella storia successiva dell’Algeria?

Credo che abbiano inciso a lungo, anche perché noi siamo abituati a pensare che la guerra di liberazione nazionale sia durata dal 1954 al 1962, mentre in realtà affonda le radici in un passato più remoto. Gli algerini hanno vissuto con grande sofferenza tutto il periodo coloniale francese in cui erano considerati cittadini di serie B. Durante la seconda guerra mondiale gli algerini sono stati arruolati nell’esercito francese e hanno combattuto in prima linea contro i nazisti, acquisendo così la piena cittadinanza.

 

Quindi che cosa è successo?

Tornati nel 1945 da questa esperienza, pensavano di avere raggiunto definitivamente un piano di parità con i francesi. Le manifestazioni di piazza per chiedere pari diritti furono però represse in modo sanguinoso, tanto che 45mila algerini furono uccisi durante i massacri di Setif e Guelma. C’è stato quindi un lungo periodo di incubazione della guerra di indipendenza iniziata nel 1954.

 

(Pietro Vernizzi)



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