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SCONTRI STOCCOLMA/ Le periferie bruciano contro l'Eden del benessere

Pubblicazione:lunedì 27 maggio 2013

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Occorre qui precisare un dettaglio importante: gli incidenti dell’ultima settimana non sono, di per sé, un fatto nuovo. Automobili bruciate, vetrine distrutte e scuole vandalizzate sono state materia di cronaca anche negli anni passati. Tuttavia, questa volta, c’è stato un elemento di novità: i disordini, partiti dal quartiere di Husby (periferia nord di Stoccolma), si sono estesi rapidamente – come un passaparola contagioso – anche ad altri quartieri periferici della capitale e ad altre città svedesi. Se il dibattito si è sviluppato in modo così prepotente ed ha superato i confini nazionali lo si deve a questo motivo: era impossibile gettare semplicemente l’acqua sul fuoco. Difficile, chiaramente, trovare l’origine precisa del problema ed individuare le esatte responsabilità: gli errori, che evidentemente ci sono stati, hanno riguardato e riguardano entrambe le parti in causa (ammesso che si possano ridurre a due). Errori di metodo, ma anche di comunicazione: a Stoccolma, negli ultimi decenni, si è formato un muro di separazione culturale e sociale difficile da abbattere. Un muro rafforzato dal ricorso sempre più frequente a politiche di impatto monolaterali, piuttosto che a strategie di incontro e dialogo. In questo senso, e alla luce di quanto successo nell’ultima settimana, potrebbe aver svolto un ruolo importante la recente polemica (accompagnata da numerosi momenti di tensione) nata a seguito dei controlli di Polizia effettuati nell’ambito del Progetto REVA (un programma studiato per limitare l’immigrazione clandestina nel Paese): controlli che hanno avuto come unica discriminante i tratti somatici degli individui. Le soluzioni a tutto ciò potrebbero essere ricercate, ad esempio, in una diversa gestione delle politiche abitative e scolastiche: l’altissima densità di immigrati ed il tasso di scolarizzazione estremamente basso che contraddistinguono la maggior parte dei quartieri periferici di Stoccolma, sono dati in sicuro contrasto con qualsivoglia progetto di integrazione. Il cammino è comunque in salita: gli ostacoli socioculturali insiti nella forma di pensiero svedese sono numerosi ed ardui da superare. Se vorrà veramente cambiare le cose in tempi brevi, la politica avrà un bel da fare: a partire da un buon esame di coscienza.

 

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