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SIRIA/ Herzog: sciiti e sunniti alzano la posta, il rischio di un effetto-domino è concreto

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Israele è conscio di quanto la situazione in Siria sia complessa, perché ciascuna delle due parti in causa rappresenta una minaccia per lo Stato ebraico. Da un lato Assad fa parte dell’asse radicale che include l’Iran e Hezbollah, e Israele vorrebbe indebolire l’influenza di questa “triplice alleanza”. Ciò implica la considerazione del fatto che il regime di Assad non dovrebbe continuare una volta terminata la guerra.

 

Quindi è vero che Israele sostiene i sunniti ribelli anti-Assad?

Niente affatto. Israele è preoccupato in quanto gli elementi dominanti dell’opposizione potrebbero diventare islamisti e jihadisti. Sappiamo che questi ultimi sono profondamente anti-ebraici e potrebbero trasformarsi a loro volta in una minaccia. In definitiva Israele non intende farsi coinvolgere in una guerra civile, e interferirà con quanto sta avvenendo in Siria soltanto se la sua sicurezza nazionale sarà minacciata in modo diretto e immediato.

 

Che cosa c’è dietro il recente lancio di un missile dal sud del Libano contro Israele?

Hezbollah ha consentito a un’altra organizzazione di lanciare il razzo, in quanto non vuole assumersene la responsabilità per non creare un’escalation con Israele. Se il lancio di missili dovesse continuare, Israele però non potrà permettere che ciò avvenga e dovrà rispondere.

 

In questo modo Israele finirebbe per trovarsi coinvolto in quel conflitto regionale che pure vorrebbe evitare?

Il punto è che Israele non è interessato a farsi coinvolgere in un’escalation regionale del conflitto siriano, ma ciò non la esclude del tutto. Si tratta di una possibilità concreta, anche se la probabilità che ciò avvenga non è molto alta. Se il flusso di armi dalla Siria al Libano dovesse proseguire, Israele potrebbe sentirsi costretto a intervenire per fermarlo. Più questo accadrà e maggiori saranno le probabilità che Israele risponda a un’escalation.

 

(Pietro Vernizzi)

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