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SIRIA/ Guolo (Repubblica): tutte le opzioni che dividono Iran, Hezbollah e Israele

Ahmadinejad (InfoPhoto) Ahmadinejad (InfoPhoto)

Oggi l’Iran non può affrontare apertamente un intervento in Siria, perché è impegnato a negoziare, trattare e contrastare Israele sul piano diplomatico e strategico. Nello stesso tempo Teheran ha la necessità che il fronte di Damasco resti aperto, altrimenti l’isolamento dell’Iran diventerebbe eccessivo.

 

Qual è la vera natura di Hezbollah? Un gruppo terrorista finanziato da Teheran, o un partito della solida e matura democrazia libanese?

Hezbollah è un movimento che è stato fondato dagli iraniani, ma nel tempo ha assunto una dimensione di governo e anche una sua autonomia nel contesto libanese. Lo dimostra il fatto che al suo interno non tutto il movimento è schiacciato sull’ipotesi di andare in sostegno di Damasco, perché teme che il conflitto possa diventare dirompente fino ad allargarsi al Libano. All’interno di Hezbollah c’è una discussione tra quanti sostengono la necessità di un forte rapporto con Teheran e con la solidarietà sciita, e quanti invece invocano una sorta di via nazionale allo sciismo rivoluzionario che tenga conto anche degli interessi nazionali del Libano, che ha bisogno della pace.

 

Che cosa ne pensa infine della posizione di Israele?

Israele ha un duplice problema. Da un lato non può permettere che le armi siriane cadano in mano a Hezbollah. Dall’altro se fa cadere Assad, deve sapere che può trovarsi con una potenza sunnita ai confini, in cui esercita un peso influente sia l’anima jihadista sia un processo interno di formazione dell’opinione pubblica che non può più essere controllata come un tempo da un regime autoritario.

 

(Pietro Vernizzi)

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