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ARGENTINA/ Micheli (sindacalista): siamo vicini a un nuovo default

Pablo Micheli in piazza Pablo Micheli in piazza

È chiaro come la discussione sugli adeguamenti salariali sia importante, ma il Governo non l’affronta, per lo meno con noi e altre organizzazioni sindacali, preferendo una parodia di un rapporto con sindacati rappresentanti una burocrazia di vecchio stampo e che non invitano mai alla mobilitazione. E senza di quella le problematiche non si risolvono: difatti sono aumentati il lavoro nero, la precarizzazione e l’inflazione. Nonostante il Governo affermi che il livello salariale in Argentina sia il più alto dell’area latinoamericana, il lavoratore qui ha sempre goduto di un trattamento più simile a quello europeo, usufruendo di un benessere qualitativo che gli ha permesso di mandare i figli all’università, per esempio.

 

L’Europa sta attraversando una grave crisi, ma stupisce constatare che il costo della vita in Argentina sia di un 30% superiore. È incredibile come nonostante le immense estensioni di terra a disposizione, frutta e verdura e generi alimentari in generale siano molto più cari qui: lo stesso limone argentino, tanto per fare un esempio, in Europa costa la metà....

 

Il processo inflazionario attuale è figlio di un Governo che non sa come combatterlo: si basa su dati falsi propinati dall’Indec (l’Istat locale, ndr.) che ovviamente non riflettono una situazione reale, perché questo processo permette un aumento dei consumi interni. Se non ci fosse inflazione in questo momento l’Argentina attraverserebbe una crisi uguale a quella del 2001. Temo che a lungo andare l’attuale potere farà la fine di De La Rua (presidente in carica al momento della grande crisi del 2001, costretto a fuggire dal Paese, ndr) e ci saranno purtroppo scontri. La differenza con allora risiede in una diversa coscienza del popolo argentino, una maturità tale che non è disposta a sopportare più le menzogne neoliberaliste travestite da populismo dell’attuale potere. Specialmente dopo quello che è successo la notte scorsa (il voto fraudolento che ha stabilito il controllo del potere giudiziario da parte dell’attuale potere politico, ndr), la gente non è più disposta a sopportare questi livelli di autoritarismo.

 

Di quale popolo o gente mi sta parlando?

 

I lavoratori e la classe media. Il 20 novembre scorso abbiamo organizzato uno sciopero generale che ha bloccato il Paese come non si vedeva da dieci anni: l’8 novembre dello scorso anno e il 18 aprile di quest’anno si sono radunate 2 milioni di persone nelle strade, fondamentalmente della classe media e dei lavoratori.

 

Ma a questo punto, vista la situazione e la forza del sindacato, una soluzione sul modello della concertazione tedesca non la vede possibile?