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Esteri

ARGENTINA/ Micheli (sindacalista): siamo vicini a un nuovo default

PABLO MICHELI è il leader della Confederazione dei lavoratori argentini, importante sindacato di un Paese che nonostante la crescita vive ancora un difficile momento sociale

Pablo Micheli in piazzaPablo Micheli in piazza

Quello che in Argentina è stato vissuto come un golpe istituzionale, quando l’attuale Governo, in una votazione alquanto fraudolenta il 25 aprile, ha assunto il controllo sul potere giudiziario, ha portato il Paese a raggiungere un limite dove la stragrande maggioranza della popolazione si è stancata di vivere quella che si è trasformata ormai in una oligarchia dittatoriale. Gli scandali che hanno costellato questi ultimi anni, che i lettori de Il Sussidiario ben conoscono, culminati con la scoperta di un’esportazione illecita di capitali provenienti da traffici illegali e corruzione in atto dall’inizio del potere kirchnerista, hanno fatto gridare “Basta!” a milioni di persone autoconvocatesi nelle strade delle principali città del Paese non solo il giorno della votazione, ma anche in date precedenti. Una valida alternativa a questa gestione proviene, più che da un’opposizione frantumata e divisa, da un fronte sindacale che pare riunire al suo interno le capacità necessarie per sopperire al vuoto di una valida alternativa politica. Di questo e altro abbiamo parlato con Pablo Micheli, leader della Cta (Central de Trabajadores de Argentina), la Confederazione sindacale più importante attualmente nel Paese insieme alla Cgt (Confederacion General del Trabajo).

L’Argentina sta attraversando una crisi inspiegabile visto che è un Paese pieno di risorse sia naturali che intellettuali. Sembra quasi che il punto cruciale sia da ricercarsi in una sostanziale mancanza di dialogo tra chi ha il potere e l’opposizione: più che al benessere generale il Governo pare interessarsi all’eliminazione del pensiero differente, cosa che esclude entità anche importanti dal contribuire. In una situazione come l’attuale il sindacato che ruolo ha?

L’Argentina è una nazione che per sua Costituzione dovrebbe essere federale, ma nella quale il potere centrale alla fine, attraverso il monopolio delle risorse economiche, governa di fatto il Paese, favorendo le regioni dove il potere locale corrisponde a quello governativo e chiudendo i rubinetti finanziari alle altre. In questo momento dovremmo discutere di adeguamenti salariali con il Governo, ma ciò non avviene: l’Argentina ha avuto una crescita notevole a livello di Pil in questi ultimi dieci anni, ma questa spinta non ha favorito uno sviluppo generale. Al contrario l’attuale Governo mira a riequilibrare i conti aumentando il livello impositivo sul lavoro e di fatto colpendo sia la classe media che i lavoratori che alla fine risultano impoverirsi sempre di più. Il 70% delle entrate governative è dato dalle tasse sul lavoro e dall’aumento dei contributi sociali (pensione e assistenza sanitaria). Poi l’aumento delle tasse riguarda anche i generi alimentari, mettendo sullo stesso piano chi guadagna cifre iperboliche con chi ha un salario comune o peggio una pensione da fame, perché l’Iva su di una bottiglia d’acqua, tanto per fare un esempio, è sempre del 21%.

Quali sono le conseguenze di questa situazione?