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EGITTO/ Mikawy (giudice): i Fratelli musulmani hanno vinto con una "legge-truffa"

Mohamed Morsi (InfoPhoto) Mohamed Morsi (InfoPhoto)

Quando Mubarak era al potere e vigevano le leggi d’emergenza, che limitavano fortemente tutte le libertà, la Corte costituzionale fu chiamata a esprimersi e per oltre 20 anni non riuscì a formulare nessuna sentenza. I giudici congelarono il caso, ma subito dopo la rivoluzione egiziana si espressero sul modo in cui il presidente aveva applicato la norma per ordinare numerosi arresti. Alcuni politici dei partiti islamisti hanno affermato che la Corte costituzionale era la longa manus di Mubarak in ambito legale. Il paradosso era in effetti che le leggi d’emergenza erano costituzionali finché c’era Mubarak, e con l’avvento di Morsi al potere sono diventate subito incostituzionali. Il nuovo presidente egiziano si è trovato così privo di armi legali.

 

Secondo lei è vero che la Corte costituzionale si è comportata e continua a comportarsi come la longa manus del vecchio regime?

L’atteggiamento della Corte costituzionale ultimamente è molto cambiato. Come dicevo, oggi è molto più pragmatico e realista e i suoi membri hanno in mente il futuro del Paese. Lo documenta il fatto che i giudici hanno dato al Consiglio della Shura la possibilità di continuare a lavorare finché gli egiziani avranno eletto il nuovo Parlamento. La Consulta del resto il 14 giugno 2012 aveva già applicato lo stesso articolo della Costituzione per sciogliere la camera bassa, detta Assemblea del Popolo, ma aveva mantenuto in funzione il Consiglio della Shura, sperando che nel frattempo modificasse le parti della legge elettorale ritenute incostituzionali. Insomma nel tempo la Corte costituzionale ha cambiato la sua mentalità, dimostrando maggiore flessibilità e capacità di comprendere la situazione politica, economica e legale del Paese.

 

(Pietro Vernizzi)

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