BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SIRIA/ Waqqaf (Bbc): Assad spazzerà via i ribelli in meno di un anno

Pubblicazione:venerdì 14 giugno 2013

InfoPhoto InfoPhoto

Oltre due anni di conflitto e 93mila morti, di cui 6.500 minorenni. E’ il bilancio della guerra in Siria, il cui presidente Assad considerato sul punto di cadere fin dall’inizio del conflitto, da alcuni mesi ha ricominciato a conquistare posizioni. A differenza dell’Esercito egiziano, che spazzò via Mubarak dopo 17 giorni di proteste, e di quello tunisino che fece altrettanto con Ben Alì, quello siriano è rimasto fedele a un sanguinario dittatore come Assad. Più dei proclami dell’Onu, più degli ultimatum di Obama, più della volontà di Francia e Regno Unito di organizzare un intervento in stile Libia, a decidere le sorti della rivolta siriana sono stati i fanti dell’Esercito di Assad, che invece di disertare sono rimasti dalla parte del regime.

Mentre l’Occidente si affanna a organizzare una conferenza di pace a Ginevra, Assad prosegue l’offensiva in quanto non si fida di una pace negoziata dal nemico americano ed è convinto, a torto o a ragione, di potere vincere la guerra in tempi non poi così lunghi. Solo un intervento occidentale potrebbe rovesciare le sorti del conflitto, ma intanto i capi di Stato dei tre principali alleati dei ribelli, Qatar, Arabia Saudita e Turchia, traballano e sono sul punto di essere rimpiazzati da nuovi leader. Ilsussidiario.net ha intervistato Ammar Waqqaf, uno dei più acuti osservatori siriani della guerra che sconvolge il suo Paese, nonché volto noto di tv come BBC e Russia Today.

 

Qual è il valore strategico della battaglia per Aleppo e quali potrebbero essere le conseguenze a seconda che vincano il governo o i ribelli?

Credo che ciò che si può considerare realmente strategico è che dopo più di due anni di conflitto il governo abbia ripreso l’iniziativa, un paio di mesi fa con la battaglia attorno a Damasco, dopo la quale i ribelli hanno continuato a perdere terreno. La battaglia per Aleppo, che è stata definita la “Bengasi della Siria”, è particolarmente importante, per la sua vicinanza al confine turco e per la simpatia verso i ribelli manifestata nelle aree rurali che la circondano. Questa zona era stata indicata per la costituzione di una no-fly zone, o comunque di un’area in cui i ribelli sarebbero stati protetti da forze internazionali, e a questo fine erano rivolte le attività degli insorti sul terreno. Tuttavia, la popolazione di Aleppo città è per la maggior parte contraria ai ribelli e questo ha impedito che i ribelli prendessero il controllo dell’intera regione. Dopo questi due anni di Guerra civile, l’esercito siriano sembra essere ancora fedele a Bashar Al-Assad.

 

Per quale motivo il controllo di Assad sull’esercito è così forte?

La chiave per capire perché l’esercito, ma in realtà tutte le altre istituzioni dello Stato, sono ancora integre e fedeli al governo è rendersi conto del motivo per cui molti siriani si sono rifiutati di unirsi all’insurrezione. Ciò è dovuto soprattutto alle vere ragioni che stanno dietro alla rivolta, come le divisioni settarie e la lotta di classe ed economica, ragioni che rappresentano una minaccia proprio al tessuto dello Stato. Da tempo molti siriani hanno deciso che lo Stato è la migliore soluzione per loro e i loro figli. Fin dall’inizio, la convinzione è stata che i regimi in Qatar e Arabia Saudita non possono sostenere in Siria una rivoluzione veramente progressista. In sintesi, i siriani continuano ad andare al lavoro nelle istituzioni, non solo nell’esercito, e così hanno tenuto in piedi lo Stato durante tutto questo periodo.

 

Qual è l’importanza dell’intervento di Hezbollah nella rimonta di Assad?

Nessuno lo sa veramente. Non è chiaro quale sia stato il ruolo di Hezbollah nella riconquista di Qusair da parte dei governativi. L’esercito siriano non ha bisogno né dei combattenti che Hezbollah è desiderosa di mettere a disposizione, né della potenza di fuoco che potrebbe fornire. In realtà vale il contrario e, per quanto è dato capire, è la Siria che fornisce armi a Hezbollah, non viceversa. Ricordo che i due missili a lungo raggio lanciati da Hezbollah su Haifa nell’estate del 2006 durante la guerra con Israele erano di fabbricazione siriana. Il contributo di Hezbollah può essere stato, più semplicemente, nell’intercettare i rifornimenti a Qusair sullo stesso territorio libanese. Su questo però non c’era bisogno di rilasciare dichiarazioni, perciò rimane non chiara la ragione per cui la partecipazione di Hezbollah nella battaglia è stata annunciata in modo ufficiale. Personalmente, penso che questo annuncio sia in linea con la dichiarazione di Assad circa un maggiore coordinamento nelle prossime battaglie da parte della “Resistenza” (l’alleanza Siria, Iran, Hezbollah). Stiamo a vedere cosa succederà.

 

Secondo il ministro degli Esteri britannico, William Hague, i successi di Assad avranno un impatto negativo sulla possibilità di tenere la conferenza di Ginevra. Lei è d’accordo?


  PAG. SUCC. >