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IRAN/ Elezioni e petrolio, il "mix" che può portare l’ayatollah in Occidente

Pubblicazione:sabato 15 giugno 2013 - Ultimo aggiornamento:sabato 15 giugno 2013, 10.33

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Adesso, il che è molto importante, la Guida suprema ha avocato a sé il “dossier” della questione nucleare. Quindi compito del nuovo Presidente sarà innanzitutto quello di riequilibrare e risanare l’economia del Paese che, al di là  delle sue maldestre ambizioni nucleari, oltre a non essere in grado di ricavare dal proprio abbondantissimo petrolio tutta  la benzina di cui ha bisogno, non è nemmeno autosufficiente da un punto di vista alimentare.

L’Italia ha un’antica storia di buoni rapporti economici con l’Iran che risale ai tempi dell’Eni di Enrico Mattei, tanto da essere tutt’oggi il primo importatore occidentale di greggio iraniano. Ci segue a distanza la Francia, mentre sul lato delle esportazioni è al primo posto la Germania, il valore del cui export verso l’Iran è circa il doppio del nostro. Roma, Parigi e Berlino avrebbero dunque rispettivamente buoni motivi per prendere iniziative una volta tanto concordi in vista del disgelo dei rapporti tra Iran e Occidente tenendo fermo tutto ciò che si deve tener fermo, ma nella prospettiva  non dello scontro bensì della riconciliazione.



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