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PAKISTAN/ Dalle donne kamikaze all'Italia: ciò che l'occidente non vuol vedere

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Tutto solo per mantenere il dominio formale su territori ricchi di risorse naturali e di interessi economici. E così accade che i quartieri cristiani vengano bruciati e gli abitanti massacrati, le donne acidificate e sfregiate per sempre, i giovani instradati al radicalismo e ogni minoranza zittita con la forza. O con la prigione, come per Asia Bibi e tanti altri. 

Una cosa, poi, andrebbe detta e analizzata; la radicalizzazione dei costumi delle comunità anche qui in Italia, che riflette pesantemente quella che in patria ormai va per la maggiore. Da Hina Saleem, uccisa e sotterrata nel giardino di casa solo perché voleva vivere normalmente, a Nosheen Butt e la madre Shaznaz Begum, la prima massacrata e la seconda uccisa per difenderla da un matrimonio combinato. Pratica da qualcuno difesa perché vagamente attinente ad una non meglio precisata “cultura”. Che genera morte e sofferenza in queste giovani, mandate in Pakistan appena atte e sposarsi, magari con un cugino o un parente lontano. Magari di trent’anni più grande. Non voler vedere ciò che accade nei Paesi di provenienza, quando la radicalizzazione è in corso, provoca anche questo: non riuscire a vedere la radicalizzazione dentro casa propria.



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